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Anche quest’anno la Fiera del Turismo di Rimini ha sancito la piena vitalità del settore e mentre l’estate continua, imperterrita, in quasi tutto il Mezzogiorno, non possiamo non interrogarci su ciò che serve alla Calabria per fare il salto di qualità in un ambito come quello turistico, trainante sia per l’economia regionale che nazionale. Ora che possiamo affermare con certezza che l’amara stagione della pandemia è stata definitivamente archiviata, nonostante si addensino sempre più tristi scenari di guerra in varie parti del mondo, ci domandiamo – e non certo per la prima volta – cosa bisogna fare per creare stabilmente le condizioni affinché la nostra regione possa imboccare con successo la via dello sviluppo. Lo sforzo teorico di dare una risposta al “che fare” potrebbe non essere così grande, basterebbe infatti che ci limitassimo ad emulare l’operato delle altre regioni del bacino mediterraneo.

Osservando ciò che accade intorno a noi, possiamo evidenziare in estrema sintesi che serve un piano decennale che rimetta a nuovo il nostro territorio. Un piano che interessi il settore urbanistico (reti stradali, arredi urbani, sistema fognario, depurativo e di illuminazione), il settore logistico (trasporti pubblici, infrastrutture strategiche, porti e aeroporti) e ogni altro tipo di servizio, anche quelli relativi le strutture ricettive di qualità, o la formazione degli operatori turistici, nonché la valorizzazione dei borghi.

Insomma, in poche parole, una vera e propria rivoluzione copernicana che interessi l’approccio allo sviluppo turistico. Rivoluzione che non si riduca al singolo evento, organizzato qua e là, o a qualche workshop/ educational con buyers stranieri, fine poi a sé stesso. Serve – dunque – una regia competente ed un reale coinvolgimento degli attori del settore turistico.

Sono essenziali anche una visione e una puntuale organizzazione, un programma formativo che possa coinvolgere le scuole, il mondo dei giovani, occasione di rinnovamento per competenze e mentalità del mondo imprenditoriale. Un input che possa far riconoscere esclusivamente i valori del merito e della capacità verificata sul campo. Tanti pezzi di un unico puzzle che trova la cornice perfetta in un piano marketing duraturo che racconti una nuova storia della Calabria. Una storia che non tradisca le radici millenarie che hanno segnato la ricchezza e la peculiarità di questa nostra terra.

Consapevoli della facilità di tracciare le linee teoriche di un percorso, senza nasconderci dietro il solito alibi delle difficoltà di realizzazione, non ci rimane che rimboccarci le maniche e iniziare a fare, fare e fare.

Si è insediata a Reggio Calabria, presso l’Aula Federica Monteleone, la “Consulta regionale della Legalità”. A rappresentare il Presidente Francesco Napoli, delegato per Confapi Calabria, la Presidente ConfapiD Susanna Quattrone.

Al consesso sono intervenuti il Presidente della Commissione Pietro Molinaro, l'assessore regionale alla legalità Filippo Pietropaolo, il prefetto Maria Grazia Nicolò collegata da remoto, e i consiglieri regionali Giuseppe Gelardi, già presidente della Commissione, Antonello Talerico e Ferdinando Laghi. Dagli interventi sono scaturiti importanti momenti di riflessione e confronti con tutte le parti presenti. Pensiero comune è la lotta all’illegalità e alle infiltrazioni mafiose che destabilizzano il mercato e danneggiano le realtà imprenditoriali virtuose disincentivando, di fatto, gli investimenti in questa regione.

L’impegno di Confapi Calabria rientra in un percorso intrapreso già da tempo supportando gli associati attraverso strumenti di prevenzione come il Protocollo d’Intesa sottoscritto con l’Arma dei Carabinieri e il Protocollo di Legalità, siglato a livello nazionale tra la Confederazione della piccola e media industria privata e il Ministero dell’Interno.

 

"L'incertezza determinata da decisioni tardive si ripercuote su investimenti, imprese e occupazione". È quanto dichiara Raffaele Marrone, presidente Confapi Napoli e responsabile Zes Confapi nazionale. "Gli incarichi degli otto commissari delle Zes originarie sono scaduti il 31 Dicembre e ad oggi, nonostante la proroga annunciata del trasferimento delle funzioni al 1° Marzo, quest'ultima non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta ufficiale".

"Questo significa - continua - conferenze di servizi ferme al palo e investimenti bloccati. Siamo consapevoli della complessità dell'intera macchina burocratica ed è per questo che con grande cautela e fiducia attendiamo che si realizzi quanto sottoscritto e annunciato».

«Riteniamo inoltre improcrastinabile un tavolo di confronto nel breve periodo con il ministro Fitto affinché si possa fare maggiore chiarezza sulle procedure da intraprendere per l'accesso alle agevolazioni per le imprese e per la presentazione dei progetti. Auspichiamo, pertanto, di poter avviare un confronto rapido su queste tematiche che riguardano da vicino imprenditori e aziende".

Confapi Turismo e Cultura esprime forte preoccupazione per le criticità emerse negli ultimi giorni, sia per i lunghi tempi di attesa e le file agli ingressi del Colosseo e del Foro romano, dovute al controllo dei documenti di ogni singolo visitatore, sia per le problematiche derivanti dalle rigide regole di acquisto del biglietto e dalla sua non modificabilità.

 Secondo Roberto Dal Cin, Presidente nazionale di Confapi Turismo e Cultura, "si è voluta adottare la normativa che regola  eventi musicali e sportivi, senza avere lo stesso numero di varchi di accesso degli stadi e lo stesso dispiegamento di personale addetto alla sicurezza per la verifica dei documenti.
Per questo motivo, a metà dicembre e come associazione di filiera turistica, abbiamo scritto ed inviato sette proposte  alla Direzione del Parco archeologico per migliorare il nuovo regolamento richiedendo, tra le priorità, quella di un intervento salva-fila, che preveda, su tutti i gruppi in entrata, un controllo a campione dei documenti soltanto sul dieci per cento dei visitatori”.

 Per Confapi Turismo “l'altra criticità, che richiede un'attenzione immediata, è quella della rigidità del sistema di acquisto del biglietto che attualmente prevede, solo per i tour operators, la modifica del nominativo una sola volta ma non nei tre giorni precedenti alla data di visita del monumento.

 "Questa norma sta mettendo in forte difficoltà gli operatori turistici perché in caso di malattia, di ritardi aerei o di treni, di irraggiungibilità del Colosseo dovuta a sciopero dei taxi o della metropolitana, di allerta meteo, non consente alcuna cancellazione né tantomeno la possibilità, da parte dei tour operators, di concedere un rimborso e di riallocare il biglietto a beneficio di altri visitatori, prassi regolare per anni fino a due mesi fa".

 Da un'indagine statistica, condotta nelle ultime settimane tra le imprese associate a Confapi Turismo, emerge che circa il 18% dei biglietti venduti viene quotidianamente cestinato: sarebbe a dire che circa 5.000 persone al giorno non visitano di fatto il Colosseo e che altrettante perdono l'opportunità di entrare nel monumento, dal momento che  il biglietto non può essere né rinominato, né riutilizzato.

Per il Vicepresidente nazionale di Confapi Turismo e Cultura Giovanni Giordano, agente di viaggio e tour operator, "occorre più flessibilità circa l'obbligo del nominativo, soprattutto se il biglietto fa parte di un pacchetto turistico; per questo motivo la Direzione e l'ufficio valorizzazione del Parco del Colosseo valutino bene la richiesta di Confapi Turismo di portare la modificabilità del nominativo sul biglietto fino a 12 ore prima dell'apertura del sito anziché le attuali 72 ore. La Direzione dei Musei Vaticani è andata ben oltre, dispensando completamente i tour operators dall'obbligo del nominativo, nella consapevolezza che nei settori del Turismo organizzato, soprattutto crocieristico, congressuale e scolastico, fino al giorno precedente non si ha sempre certezza delle adesioni e dei nomi dei partecipanti".

Secondo Francesco Cecilia, componente del Direttivo nazionale Confapi Turismo e Cultura, " per apportare migliorie al regolamento non si può attendere  la  nuova gestione  della biglietteria a maggio: occorre intervenire immediatamente per rimuovere tutte quelle regole bizantine create prima dell'introduzione del biglietto nominativo che risultano incomprensibili ai visitatori italiani e stranieri. Frequenti gli smembramenti di gruppi e famiglie dovuti ad orari sul biglietto che differiscono anche di pochi minuti, molte le espulsioni di visitatori soprattutto di nazionalità cinese che hanno inserito i loro nomi in caratteri orientali, non riconosciuti dalla piattaforma, di tedeschi che non hanno potuto registrare i loro nomi con la dieresi, di coppie o famiglie che, per un errore grafico,  sono costrette a rinunciare alla visita e proprio qualche giorno fa è saltata una promessa di matrimonio di una giovane coppia americana per lo stesso motivo".

“Confidiamo nel fatto – conclude il Presidente Dal Cin - che con il nuovo anno la Direzione del Parco voglia riaffermare una politica dell'accoglienza e non del rifiuto, tenendo a mente la sua mission che è quella di  garantire la più ampia fruizione e valorizzazione  del patrimonio assegnato”.

"Bisogna trovare al più presto una soluzione all''indisponibilità da parte di ArcelorMittal ad assumere impegni finanziari e di investimento sul futuro dell’ex Ilva. L'Italia, che può vantare la seconda manifattura d'Europa, non può assolutamente permettersi di non poter contare sul polo dell'acciaio". Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.

"Siamo consapevoli delle grandissime difficoltà che il Governo sta vivendo. E’ un tema che si trascina da troppo tempo. Riteniamo non sia più procrastinabile assumere il controllo di Acciaierie d’Italia aumentando la partecipazione statale, lavorando fin da subito però su obiettivi a lungo termine. La nostra proposta è quella di provare ad aprire ad acciaierie extra UE che negli ultimi mesi hanno fatto investimenti strategici importanti, come l’acquisizione di US Steel da parte di Nippon Steel per oltre 14 miliardi di dollari, perché noi pensiamo che questa possa essere una soluzione anche in virtù dell’introduzione del “Cbam”, il Regolamento europeo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per impedire che le merci importate da Paesi extra-Ue godano di indebito vantaggio competitivo. In questa fase storica potrebbe essere interessante per le aziende extra Ue creare un polo anche in Italia e dunque in Europa per andare a bypassare questa tassazione che secondo un nostro studio avrebbe un'incidenza percentuale attorno al 12% sulla materia prima, quindi estremamente importante".

"I nostri imprenditori dell’indotto stanno vivendo una situazione estremamente complicata e il rischio serio è quello di fallire e perdere così un know-how che ci ha permesso nel corso degli anni di essere un punto di riferimento straordinario per la competitività del nostro sistema industriale. Sarebbe un danno per tutto il Sistema Paese. Diamo nostra massima disponibilità al Governo ad essere coinvolti - conclude Camisa - in questa fase storica occorre mettere da parte gli interessi particolari per raggiungere insieme un grande obiettivo: creare il polo dell’acciaio più tecnologico e green europeo che dia una spinta importante alla competitività del sistema Paese".

Francesco Napoli Vicepresidente Confapi, ha rappresentato la Confederazione della piccola e media industria privata al Congresso delle Idee organizzato da Forza Italia a Napoli. Nel suo intervento ha portato le istanze delle PMI rispetto ai grandi temi del lavoro, della transizione energetica e digitale e delle grandi sfide da affrontare da qui ai prossimi anni. "E' necessaria una stretta sinergia tra pubblico e privato per mettere le imprese nelle condizioni di investire, creare sviluppo e soprattutto occupazione. Siamo chiamati - continua Napoli - ad affrontare le grandi sfide dell'Intelligenza artificiale e della transizione gemella, digitale e green, sostenendo e accompagnando le PMI nei processi di riconversione dei sistemi di produzione e la propria organizzazione aziendale. Dobbiamo difendere il nostro polo dell’acciaio nel sud Italia. Il Mezzogiorno rappresenta una grande risorsa per tutto il Paese ma c'è bisogno di una terapia d'urto, di agire per risolvere i problemi endemici del sud, semplificazione della burocrazia e una giustizia civile efficiente che di fatto ostacolano gli investimenti nonostante molti fondi di investimento internazionali guardino a questa parte del Paese con grande interesse" ha concluso.

Intervista al Corriere della Sera del 27-12-2023

«Imprese, la ripresa è debole Serve creare manodopera»

«Coperti solo 48 posti su 100. Servizio civile in azienda di 3-6 mesi per i Neet»

 

di Valentina Iorio

 

Confapi rappresenta 116 mila piccole e medie industrie che negli ultimi anni si sono trovate ad affrontare sfide senza precedenti. Lo scenario è ancora molto incerto a causa dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente.

Presidente Camisa, cosa vi aspettate per il 2024?

«Nel 2023 abbiamo avuto un primo semestre positivo e poi c’è stato un rallentamento. Ci attendiamo un primo quadrimestre del 2024 ancora incerto e debole. Auspichiamo che con l’arrivo del nuovo annuo si attenui la stretta della politica monetaria per permettere alle aziende di tornare a investire e crescere», spiega Cristian Camisa, presidente Confapi.

Qual è la vostra priorità?

«La carenza di manodopera. Crediamo che questa problematica dovrebbe essere al centro dell’azione di governo perché sta diventando una vera e propria emergenza. Ogni 100 offerte di lavoro ne riusciamo a coprire solo 48. Credo si debba agire su due binari: fare in modo che le aziende abbiano la possibilità di formare i giovani e spingere sul digitale. La formazione è l’aspetto fondamentale, su questo vorrei lanciare una provocazione…».

Dica.

«Si potrebbe pensare a una sorta di servizio civile di tre o sei mesi per i ragazzi che non proseguono il percorso di studi e non cercano lavoro, i cosiddetti Neet, pagato in parte dallo Stato e in parte dalle aziende stesse. Questo ci consentirebbe di ridurre la disoccupazione giovanile e darebbe alle aziende la possibilità di formare nuova manodopera qualificata. I giovani oggi vedono la piccola e media industria come un settore molto attrattivo. Per non sprecare questa opportunità dobbiamo saper innovare».

Le risorse del Pnrr rappresentano un’occasione importante. Siete soddisfatti delle modifiche?

«Le modifiche che il governo ha ottenuto, soprattutto l’integrazione del piano Transizione 5.0 all’interno del capitolo sul Repower Eu, vanno nella direzione che avevamo auspicato. Il Piano di ripresa e resilienza, così come era stato concepito all’origine, non era fatto per la piccola e media impresa. Ci auguriamo che venga potenziato lo strumento del credito di imposta, un modello semplice e intuitivo, già conosciuto dai nostri imprenditori».

Come associazione avete chiesto più volte una proroga del Superbonus, l’ultimo spiraglio è nel decreto Milleproroghe. Quali sono i rischi se non dovesse arrivare?

«Una proroga di due o tre mesi è necessaria. L’urgenza è evitare il fallimento delle aziende e il proliferare di contenziosi. Delle 14 mila imprese edili associate a Confapi il 30% sono in gravi difficoltà per lo stop del Superbonus, parliamo di circa 4.000 imprese».

A inizio dicembre si è riunito il tavolo sull’automotive istituito dal ministero delle Imprese e del Made in Italy d’intesa con Stellantis, cosa vi aspettate?

«Chiediamo garanzie per l’indotto. Sono necessari progetti chiari e concreti che impediscano quello che di fatto sta già avvenendo: le imprese dell’indotto da un giorno all’altro si vedono ridurre o cancellare commesse da cui dipende la loro stessa sopravvivenza. Parliamo di imprese che finora hanno fornito componentistica a tutta Europa e in questi anni hanno saputo andare avanti nonostante gli shock, salvando il sistema Paese dalla crisi».

Un’altra partita complessa è quella dell’ex Ilva.

«Mittal ha dimostrato che non ha alcuna intenzione di investire, come Paese non possiamo permetterci di perdere il polo dell’acciaio, questo comparto è un elemento di competitività importante per il Paese. Per il futuro di Acciaierie d’Italia sarebbe auspicabile che Invitalia passasse in maggioranza in modo da poter avviare un piano industriale serio. Ritengo che sarebbe utile anche aprire a partner extra Ue che possano essere interessati a investire in Italia».

Dalla Confapi l'allarme per l'indotto - Camisa: «Aziende in grave sofferenza» 

La Gazzetta del Mezzogiorno – 23/12/2023

 

MARISTELLA MASSARI 

 

Taranto. La fase di stallo in cui sembra essersi arenata la vertenza dell'ex Ilva di Taranto preoccupa non solo i sindacati dei lavoratori, ma anche le piccole e medie industrie che gravitano intorno all'orbita della fabbrica dell'acciaio. L'indotto avanza cifre da capogiro da Acciaierie d'Italia per commesse eseguite e fatture mai saldate. A rappresentare in Italia oltre 40mila imprese del settore metalmeccanico, per un totale di circa 400mila dipendenti, c'è la Confapi, Confederazione italiana della piccola e media industria privata, guidata da novembre 2022 da Cristian Camisa. 

Presidente Camisa quali sono le vostre preoccupazioni?

«L'azienda è praticamente scomparsa dal mercato italiano, con volumi di vendita nel 2023 che sono stati estremamente esigui, non si è arrivati nemmeno a 2,8 milioni di tonnellate. E una situazione estremamente complicata alla quale poi si sono andati ad aggiungere sia lo spegnimento dell'altoforno 5, sia quello 2 e non si intravedono politiche di rilancio per i prossimi mesi. L'azienda sembra non avere un interesse di natura industriale, ma piuttosto di natura commerciale. Operando in questo modo esercita il controllo su un polo che fino a pochi anni fa era il polo più competitivo a livello europeo, un temibile concorrente che garantiva anche una grande competitività appunto al sistema industriale italiano». 

Le piccole e medie industrie che lei rappresenta cosa temono?

«Si parla davvero troppo poco dell'indotto, che è composto in gran parte da aziende nostre associate. Gli imprenditori stanno vivendo una situazione estremamente complicata e anche se c'è stato un parziale sblocco di alcuni pagamenti che hanno permesso di pagare le tredicesime ai dipendenti, noi rischiamo non solo un danno a livello industriale perché la seconda potenza manifatturiera europea non può permettersi in un momento come questo di non avere un'acciaieria che parte dal minerale di ferro, ma rischiamo di fallire con le nostre aziende e perdere così un know-how che ci ha permesso nel corso degli anni di essere un punto straordinario per la competitività del nostro sistema industriale». 

Voi avere elaborato una proposta?

«Non avere un polo come quello siderurgico di Taranto significa avere dei riflessi molto negativi su tutto il sistema industriale paese e questo penso che non ce lo possiamo permettere. Siamo consci che il governo ha giustamente cercato di garantire l'italianità del polo, ma forse ora è arrivato il momento di lavorare su obiettivi a lungo termine. La nostra proposta è quella di provare ad aprire ad acciaierie extracomunitarie perché noi pensiamo che questa possa essere una soluzione anche in virtù dell'introduzione del "Cbam", il Regolamento europeo sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per impedire che le merci importate da Paesi extra-Ue godano di indebito vantaggio competitivo. In questa fase storica potrebbe essere interessante per le aziende extra Ue creare un polo anche in Italia e dunque in Europa per andare a bypassare questa tassazione che, da uno studio che abbiamo fatto, avrebbe un'incidenza percentuale attorno al 12% sulla materia prima, quindi estremamente importante. Visto che l'italianità non si riesce a garantire perché in questo momento le altre acciaierie italiane non hanno mostrato quell'interesse necessario e visto che esiste il rischio che si arrivi a uno spezzatino di Ilva con alcuni player che andranno ad acquisire solo le cose interessanti e il conseguente effetto disastroso sull'indotto, io penso che ora la politica industriale debba andare a difendere il mondo della trasformazione. Quindi aprire oggi a player extra europei potrebbe essere una soluzione auspicabile. Ci sono aziende che stanno facendo investimenti estremamente importanti e un polo come quello di Taranto è più che appetibile». 

Al governo cosa chiedete?

«Una presa di posizione forte. Questo chiediamo. Perché il settore della trasformazione è il settore trainante del sistema paese e lo abbiamo visto anche quando è scoppiata la guerra russo-ucraina. Poi chiediamo maggiore attenzione alla programmazione. Noi non viviamo alla giornata. Le aziende per poter essere innovative ed efficienti devono poter avere programmazione. Oggi le nostre aziende non hanno commesse da Acciaierie d'Italia ed è un danno per l'indotto perché gli imprenditori non possono fare programmazione, non possono fare investimenti e questo, a medio e lungo termine, rischia di segnare per sempre il destino delle nostre industrie».

Luigi Pino è stato confermato presidente di Confapi Toscana per il prossimo triennio. L’assemblea elettiva che si è tenuta nei giorni scorsi con i rappresentanti di tutte le territoriali toscane di Confapi, oltre la rielezione di Pino, ha sancito la nomina della nuova Giunta di presidenza che si è arricchita di tre Vicepresidenti con deleghe: Carlo Cioni (con delega alle proposte di semplificazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione), Franco Vaselli (con delega al Credito e alle politiche di Sviluppo Economico), Gianpaolo Pacini (con delega alla promozione del Protocollo di Legalità sottoscritto da Confapi con il Ministero degli interni), e Andrea Bottai, vicepresidente nazionale di Confapi Aniem. Juri Sbrana è stato designato Segretario della Federazione regionale.

“Sono molto soddisfatto dell’esito dell’assemblea” ha affermato il Presidente Pino, “la nostra Associazione gode ormai da tempo di una costante crescita ed una rinnovata partecipazione, un percorso fatto di impegno e concretezza che ci ha permesso in questi anni di riaffermare la centralità della rappresentanza quale elemento fondante della nostra attività quotidiana, e ridimensionare il ruolo di attività e servizi complementari che guardando al panorama dei corpi intermedi rischiano talvolta di far perdere la strada maestra, e certo non sono il vero interesse del target di imprese che rappresentiamo”. “La Giunta di presidenza - ha aggiunto - è formata da quattro componenti, tre dei quali nominati anche Vice Presidenti, ognuno con una propria delega, attribuita in base alle singole esperienze e competenze. Questa scelta determinerà una maggiore capacità della Federazione regionale di rappresentare le istanze delle territoriali e della stessa base associativa e presidiare con competenza i rapporti con le Istituzioni e la partecipazione ai tavoli” ha concluso Pino.