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Confapi e SACE hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa con l’obiettivo di sostenere le 116mila piccole e medie industrie associate alla Confederazione nello sviluppo del loro processo di internazionalizzazione e nella conoscenza di nuovi strumenti per la transizione sostenibile e digitale. L’accordo, firmato dall’Amministratore delegato di SACE Alessandra Ricci e dal Presidente di Confapi Cristian Camisa, prevede l’avvio di una serie di iniziative commerciali congiunte per supportare le oltre 116mila imprese associate a Confapi nei loro percorsi di crescita in Italia e all’estero.

SACE vede nel coinvolgimento delle PMI un asse portante della propria missione per garantire una crescita e transizione sostenibile, duratura del Paese. Un obiettivo abbracciato con il Piano Industriale Insieme2025 con cui il Gruppo, che conta già su un portafoglio di oltre 40 mila PMI servite, si prefigge di raggiungerne almeno 65mila entro il 2025, mettendo a disposizione il proprio network di relazioni, conoscenze e servizi finanziari. Molte le iniziative territoriali, realizzate anche con champion di filiera e banche finanziatrici di grandi commesse all’estero, con l’obiettivo di rafforzare la filiera a monte facilitando l’accesso ai servizi e agli strumenti finanziari dedicati. Per agevolare la conoscenza dei prodotti e servizi SACE e rafforzare la capacità di internazionalizzazione delle PMI, saranno realizzate iniziative formative mirate, promosse su tutto il territorio nazionale, con strumenti online e tradizionali e con un successivo affiancamento nei percorsi di internazionalizzazione e transizione sostenibile e digitale, di cui potranno beneficiare le PMI associate.

“Le PMI rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana e giocano un ruolo importantissimo sia in chiave economica sia in chiave sociale; supportarle nel loro percorso verso la transizione green e sostenibile è stato il nostro obiettivo del 2023 e lo sarà ancora di più in futuro, con un occhio di riguardo all’export, che rappresenta un terzo del Pil nazionale - ha dichiarato Alessandra Ricci, AD di SACE - La collaborazione con una realtà come Confapi arricchisce le partnership e gli strumenti di SACE a disposizione delle PMI cuore pulsante del nostro Piano Industriale Insieme 2025”.

“Le nostre Piccole e Medie Industrie – spiega il Presidente di Confapi, Cristian Camisa - si distinguono per l’alta qualità dell’industria manifatturiera italiana insieme alle preziose competenze, alla velocità di azione, alla flessibilità e all'elevata capacità di soddisfare una domanda specifica e mutevole. Come Confapi siamo molto impegnati nel processo di internazionalizzazione con l’obiettivo di incrementare il nostro export. Ritengo che il supporto di SACE, in particolare in questo momento storico di grande incertezza sul fronte internazionale, possa rappresentare un supporto importantissimo per rispondere in modo rapido e sicuro a qualsiasi richiesta personalizzata del mercato estero”.

Confapi ha preso parte all’edizione straordinaria del “Rome MED Dialogues – Extraordinary Expert Meeting”, la principale iniziativa di diplomazia pubblica annuale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, promossa con l’ISPI, organizzata a Roma alla luce dell’attuale situazione geopolitica del Mediterraneo. In rappresentanza della Confederazione, il Vice Presidente Francesco Napoli, è intervenuto alla Tavola rotonda “The role of Italian Growth Diplomacy in the Mediterranean” dedicata al mondo delle imprese, per discutere sulle principali sfide nel Mediterraneo.

Dopo aver ringraziato il ministro Tajani, Napoli ha evidenziato come le imprese, insieme agli esperti e ai vertici di istituzioni possano giocare un ruolo determinante nell’aprire un dialogo costruttivo volto a facilitare una soluzione diplomatica al conflitto in atto. Napoli ha ribadito che “oltre il 40% del commercio dei porti italiani dipende dal traffico di merci provenienti dal Mar Rosso” e che “i recenti attacchi dei ribelli Houthi intorno allo Stretto di Bab el-Mandeb hanno quadruplicato i costi di trasporto di un container standard da Shanghai a Genova nel giro di un mese e mezzo (+350%)” portando ad una riduzione dei traffici commerciali superiore al 20% registrata nei maggiori porti italiani da fine dicembre. Secondo Confapi, al di là del commercio, va considerato anche l’impatto sull’energia, in quanto il passaggio di gas naturale liquefatto dal Qatar attraverso Suez è diminuito, con una riduzione delle consegne di gas qatarino stimata al 70% rispetto alla media del 2023. Ciò avrà certamente anche effetti inflattivi, soprattutto per l’Europa.

Confapi pertanto sostiene fortemente tutti gli sforzi volti a definire una soluzione del conflitto, partendo dal presupposto che le recenti crisi e gli eventi internazionali che hanno interessato il Mediterraneo ci spingono a riflettere sulle sfide, ma soprattutto sulle possibilità di crescita e sviluppo che possiamo perseguire insieme.

 

Confapi ha preso parte all’edizione straordinaria del “Rome MED Dialogues – Extraordinary Expert Meeting”, la principale iniziativa di diplomazia pubblica annuale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, promossa con l’ISPI, organizzata a Roma alla luce dell’attuale situazione geopolitica del Mediterraneo. In rappresentanza della Confederazione, il Vice Presidente Francesco Napoli, è intervenuto alla Tavola rotonda “The role of Italian Growth Diplomacy in the Mediterranean” dedicata al mondo delle imprese, per discutere sulle principali sfide nel Mediterraneo.

Dopo aver ringraziato il ministro Tajani, Napoli ha evidenziato come le imprese, insieme agli esperti e ai vertici di istituzioni possano giocare un ruolo determinante nell’aprire un dialogo costruttivo volto a facilitare una soluzione diplomatica al conflitto in atto. Napoli ha ribadito che “oltre il 40% del commercio dei porti italiani dipende dal traffico di merci provenienti dal Mar Rosso” e che “i recenti attacchi dei ribelli Houthi intorno allo Stretto di Bab el-Mandeb hanno quadruplicato i costi di trasporto di un container standard da Shanghai a Genova nel giro di un mese e mezzo (+350%)” portando ad una riduzione dei traffici commerciali superiore al 20% registrata nei maggiori porti italiani da fine dicembre. Secondo Confapi, al di là del commercio, va considerato anche l’impatto sull’energia, in quanto il passaggio di gas naturale liquefatto dal Qatar attraverso Suez è diminuito, con una riduzione delle consegne di gas qatarino stimata al 70% rispetto alla media del 2023. Ciò avrà certamente anche effetti inflattivi, soprattutto per l’Europa.

Confapi pertanto sostiene fortemente tutti gli sforzi volti a definire una soluzione del conflitto, partendo dal presupposto che le recenti crisi e gli eventi internazionali che hanno interessato il Mediterraneo ci spingono a riflettere sulle sfide, ma soprattutto sulle possibilità di crescita e sviluppo che possiamo perseguire insieme.

Confapi, rappresentata dal Presidente di Unionmeccanica, Luigi Sabadini, ha preso parte al tavolo Automotive svoltosi questa mattina presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Nel corso del suo intervento Sabadini ha ribadito “la necessità che la politica degli incentivi interessi non solo i produttori di auto ma anche l’intera filiera dei fornitori che rappresenta un settore di eccellenza della piccola e media industria privata che CONFAPI rappresenta. Pertanto i vantaggi incamerati dalle case costruttrici con il nuovo ecobonus – ha detto – devono essere spesi nella nostra filiera italiana”. Il Presidente di Unionmeccanica Confapi ha anche richiesto “un’attenzione particolare alla formazione e alla riconversione delle risorse umane nonché uno sforzo promozionale della produzione automotive nazionale”.

 

Confapi è stata audita presso la IX commissione Industria del Senato sul decreto ex Ilva (Amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico). In rappresentanza della Confederazione è intervenuto Marco Mariotti di Unionmeccanica Confapi che ha espresso “grande preoccupazione” e illustrato delle proposte a sostegno delle aziende dell’indotto di tutto il territorio nazionale.

“Apprezziamo che il decreto metta in campo 320 milioni di euro di liquidità – ha affermato Mariotti - ma è necessario che questa vada in primis orientata al pagamento dei debiti scaduti verso le aziende dell'indotto". "A oggi Acciaierie d'Italia – ha proseguito - è un'azienda con un socio privato che in due anni ha avuto fatturati e utili record frutto del boom post covid nel mercato siderurgico e che, purtroppo, non è passato da Taranto. Vedere centinaia di aziende agonizzanti in attesa di ricevere i loro legittimi crediti è inammissibile".

In particolare sono quattro le proposte avanzate da Confapi in audizione. Secondo la Confederazione è necessario ammettere in prededuzione i crediti delle aziende fornitrici; inoltre serve l’erogazione immediata delle risorse a favore delle Pmi e delle grandi appaltartici dell'indotto con la perimetrazione delle stesse; si chiede anche di introdurre un vincolo di destinazione del prestito di 320 milioni al pagamento dei debiti dei fornitori dell'indotto o individuazione del soggetto che si renda cessionario - pro soluto - dei crediti; infine si auspica l’ammissione immediata al fondo di garanzia Sace, senza spese istruttorie, con copertura del 100% del credito vantato messo a garanzia.

La città di Piacenza sarà ridisegnata dal Piano urbanistico generale (Pug), lo strumento di pianificazione e governo del territorio che il Comune sta mettendo a punto da oltre un anno – insieme a enti, associazioni di categoria, sindacati e cittadini – e che tocca diversi punti cruciali della vita economica, ambientale, sociale, lavorativa cittadina. Centrali sono i temi della rigenerazione urbana e del consumo di suolo, ineludibile e perentoria l’intenzione della giunta di non espandere la città (ne è un esempio la decisione di costruire il nuovo ospedale nell’area 5 della “Madonnina”, interna alla tangenziale, anziché nell’area 6 delle “Novate”, esterna). Ci sarà posto anche per la mobilità “dolce” che contrasterà la “dittatura” delle auto, oltre a un generale ripensamento di luoghi strategici e porzioni di città come il fronte fluviale, la zona della stazione, il comparto logistico. La pluralità di aspetti toccati porta il Comune, che ha preventivato la chiusura del Pug entro il 2024, a prendere coscienza delle istanze e delle esigenze esposte dai rappresentanti di tutti i settori economici, sociali, produttivi, lavorativi, formativi, sanitari. Numerosissime le idee e le posizioni emerse da novembre 2022 – quando l’iter del piano è iniziato nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese – fino ad oggi: questo il motivo per cui, avvicinandoci sempre più alla stesura definitiva, abbiamo fatto una sintesi dei “desideri” e delle perplessità delle realtà del territorio. Una questione chiave è quella che riguarda l’economia, il lavoro e quindi le imprese: dopo l’analisi di Confindustria, focalizziamo l’attenzione sulle piccole e medie industrie. L’idea di un “giusto mezzo” fra sostenibilità ambientale ed economica è alla base della posizione di Confapi Industria.

“Il Pug è uno strumento fondamentale per avere una visione strategica della città in termini di sostenibilità. Che deve essere sicuramente ambientale – afferma Giacomo Ponginibbi, presidente di Confapi Industria Piacenza – ma anche una sostenibilità e una crescita economica. I due aspetti vanno affrontati con grande pragmatismo, in modo che l’uno non danneggi l’altro. Dunque, secondo me, non è opportuna né una crescita esponenziale e incontrollata di aree industriali né un blocco a priori per temi ambientalistici: non chiudere a prescindere la possibilità alle aziende di insediarsi o a quelle esistenti di ampliarsi, ma allo stesso tempo valutare con attenzione il prodotto dell’azienda nuova che chiede di venire”. La posizione strategica della città di Piacenza nel nord Italia può essere sfruttata meglio secondo la Confederazione italiana della piccola e media industria privata. “Piacenza deve diventare attrattiva, soprattutto per la sua posizione strategica dal punto di vista logistico, visto che siamo l’anticamera di Milano”. Il recupero delle aree dismesse è una priorità per Confapi così come per Confindustria, ma l’idea di Ponginibbi si discosta per quanto riguarda la ridestinazione. “Progettiamo sulle aree dismesse – dice – per potenziare la rete scolastica e soprattutto l’offerta universitaria, con nuove facoltà in particolare nell’ambito tecnico e tecnologico per avere nuove figure professionali specializzate”. Il sogno è quello di fare di Piacenza un polo universitario, così che “sempre più giovani si laureino sul territorio”.

Al tema formativo se ne accosta un altro. E cioè il problema della “fuga” dei laureati piacentini verso altre rive, in particolare verso la vicina metropoli milanese, che si scontra con la difficoltà delle aziende del territorio nel reclutare figure professionali. “Mancano soprattutto ingegneri meccanici, operatori tecnici, ma anche lavoratori dei servizi commerciali e marketing – rivela Ponginibbi – e spesso capita di dover andare a ‘pescare’ da fuori provincia i professionisti. La richiesta di lavoro a Piacenza c’è, ma i talenti spesso preferiscono andare a lavorare altrove”. Perché accade? “Per diventare attrattivi dobbiamo avere una crescita economica tale da poter offrire adeguate opportunità e sbocchi lavorativi a questi talenti per non farli sentire obbligati ad andare via”. In conclusione, secondo il presidente di Confapi Industria Piacenza, il Pug deve essere “uno strumento da affrontare in maniera pragmatica, senza ideologie bensì con strategie e possibilità professionali per i giovani”.

Le principali compagnie di navigazione stanno interrompendo le spedizioni attraverso il Canale di Suez in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi, lì dove transita il 40% delle merci venete destinate all’Asia. Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha calcolato quali saranno le ripercussioni. Il presidente Carlo Valerio: «Il reshoring consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, portando nuovo sviluppo e assunzioni».

Le principali compagnie di navigazione globali stanno continuando a interrompere le spedizioni attraverso il Mar Rosso in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi lungo la fondamentale rotta commerciale internazionale. La situazione costringe le navi portacontainer a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa, imponendo migliaia di chilometri aggiuntivi ai percorsi.

Premettendo che Suez vede transitare le grandi navi mercantili al ritmo di circa 50 al giorno, il che si traduce nel 12% delle merci mondiali in viaggio e del 30% del traffico container, per capire l’impatto che lo stop imposto dalle grandi sorelle della navigazione potrebbe avere occorre ricordare cosa comportarono il blocco del Canale del 2021 e la pandemia nel 2020. Si tratta di un passaggio chiave per le navi provenienti dall’Asia attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb largo 30 km. Circa la metà delle merci trasportate attraverso il canale è composta da merci containerizzate. Questa rotta è anche essenziale per le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico all’Europa e al Nord America.

Le petroliere che trasportano diesel e carburante per aeromobili dal Medio Oriente e dall’Asia subiscono deviazioni, ed è probabile che anche le spedizioni di container contenenti beni di consumo, materie prime, abbigliamento e cibo subiscano ritardi. La situazione potrebbe avere un impatto significativo sulla catena di approvvigionamento globale e sollevare sfide logistiche e finanziarie per le aziende coinvolte nelle spedizioni internazionali. Secondo le stime della banca olandese ING, la deviazione delle spedizioni attorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 3.000-3.500 miglia nautiche (6.000 km) ai viaggi tra Europa e Asia, prolungando di circa 10 giorni la durata complessiva. L’effetto a catena previsto sui tempi di consegna nei porti del Regno Unito e nei principali hub europei come Rotterdam, Anversa e Amburgo potrebbe essere significativo a causa dei tempi di spedizione prolungati.

Conseguenze che si ripercuoteranno a breve anche sull’economia delle piccole e medie imprese del territorio, come attestano le stime di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Attraverso il canale di Suez, infatti, transita il 40% del commercio estero padovano per l’Asia: su 12,980 miliardi di esportazioni padovane, 1,27 miliardi riguarda il mercato asiatico, dato da cui si può stimare che circa 410 milioni di prodotti “padovani” passino attraverso il canale di Suez. E si può stimare in circa 800 milioni l’import di prodotti che ora rischiano lo stop. Il blocco pone seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili alle imprese, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal PNRR, dato che i comparti più esposti sono i macchinari, elettronica, mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, tessile e farmaceutica. Una situazione simile a quella che si ritrova allargando la prospettiva al Veneto. Con la crisi di Suez e i venti di guerra nel Mar Rosso sono a rischio 15,2 miliardi di import-export per le imprese della regione. Secondo Unioncamere, l’impatto maggiore è sul flusso delle importazioni: nel 2022 il Veneto ha infatti importato merci per 11,8 miliardi da Asia Orientale, Cina e India, l'81% delle quali si stima transitino per la via più breve attraverso il Canale di Suez, per un valore di 9,5 miliardi di euro di approvvigionamenti esposti alle attuali criticità logistiche: macchinari industriali e suoi componenti, calzature, altre apparecchiature elettriche. Le esportazioni dal Veneto che passano da Suez valgono invece 5,7 miliardi - macchinari, concia e pelli, occhialeria -, merci dirette verso Asia Orientale e India. Si tratta di poco meno il 7% dell’export regionale.

«Questa interruzione sta provocando un aumento dei costi di spedizione dall’Asia all’Europa, alimentando il timore di una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi», commenta il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Il reindirizzamento delle navi comporterà costi aggiuntivi notevoli, stimati fino a un milione di dollari in carburante extra per ogni viaggio di andata e ritorno tra Asia ed Europa. Allo stesso tempo, si prevede un aumento dei costi assicurativi, contribuendo al rincaro complessivo delle spedizioni. E va considerato l’impatto sul piano dei ritardi nelle consegne. A giocare un ruolo importante nell’assorbire il contraccolpo di questa ennesima crisi del trasporto marittimo, dopo le lezioni impartite dalla pandemia, sarà infatti la capacità di stoccare scorte a terra, giocando su quel surplus di produzione e sulle parziali rilocalizzazioni produttive avvenute negli ultimi anni. Per farlo serve però spazio e in Italia non brilliamo per lungimiranza negli investimenti e adeguamenti infrastrutturali significativi. Così il rischio che, ancor più che nel passato, gli hub di Le Havre, Rotterdam, Amburgo, insomma, i porti del Nord Europa, si avvantaggino per via delle monumentali opere di ampliamento eseguite nel corso degli anni è quasi scontato».

«Ma a questo tema non possiamo non legare un ulteriore spunto di riflessione», aggiunge il presidente Valerio, «legato alla necessità - peraltro già da noi segnalata da oltre una decina d’anni… - di prevedere progetti di rientro o riattivazione di attività “delocalizzate”. La questione, che ci sta molto a cuore, oggi è indicata attraverso il termine reshoring: da un lato consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, dall’altro parliamo di capitali che tornerebbero a dar linfa all’economia del territorio, portando nuovo sviluppo e assunzioni. Ecco perché occorre fare il possibile per incentivarlo, creando le condizioni per riuscirci e rendendo Padova attrattiva da questo punto di vista».

Sul tema, il presidente può riportare l’esperienza diretta della sua azienda, la JVP, che produce pavimenti tecnici sopraelevati. «Stiamo consegnando proprio da inizio anno un grosso cantiere in Australia, circa 15 containers da 20 piedi al mese, fino a giugno 2024. I tempi di transito crescono a dismisura a causa dell’obbligato periplo di Buona Speranza, con immaginabili drammatici extra costi. Il trasporto lo paga il cliente, ma il rischio commerciale resta enorme».

 

Nella foto il presidente Carlo Valerio

Confapi è stata audita dalla XI Commissione ‘Lavoro pubblico’ della Camera dei Deputati nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e mondo del lavoro. In rappresentanza della Confederazione è intervenuto il presidente di Unimatica Confapi Brescia, Antonio Perini, che ha evidenziato innanzitutto come il tema stia acquisendo sempre più rilevanza nel mondo produttivo delle piccole e medie industrie. “E’ necessario quindi – ha spiegato - guardare ai benefici e alle opportunità di una tecnologia con applicazioni intelligenti che aumenteranno l’esperienza, il benessere e la capacità della forza lavoro” mentre spesso le “indagini che affrontano la AI e negli ultimi mesi quella Generativa, tendono a evidenziare gli scenari più pessimistici, gli effetti negativi riguardo la sostituzione di lavoratori o la scomparsa di alcune professioni e profili”.

In Italia la digitalizzazione del processo produttivo delle aziende, passaggio fondamentale per pensare all’inserimento della AI come rileva anche il recente studio di ISTAT, presenta una grande differenza tra le grandi aziende e le PMI. Queste ultime, che sono la gran parte dei nostri associati, nel 60,7% dei casi hanno raggiunto un livello base contro il 91,1% della grande impresa.  Da un sondaggio interno emerge che il digitale è in avanzamento ma polarizzato sulle aziende più strutturate; la conoscenza dei temi legati alla AI generativa è limitata, mentre è sempre più impellente ed urgente. Ci sono scarse competenze interne e difficoltà a realizzare formazione funzionale all’adozione di questa tecnologia anche per mancanza di personale e di figure specializzate: oggi, le aziende stanno raccogliendo una montagna di dati di produzione che non vengono analizzati ed utilizzati per fare davvero efficienza e creare competitività, aumentando inoltre il divario con gli altri paesi.

Per Confapi l’intelligenza artificiale e quella generativa in particolare ci permetterà di ricavare valore dai dati, ridurre i tempi operativi, estrarre informazioni preziose per migliorare le procedure e supportare le decisioni. È indispensabile, per questo, promuovere corsi intensivi di formazione continuativa, dedicati sia a nuove risorse che alla valorizzazione di quelle interne. I fondi interprofessionali possono rivestire in questo ambito un ruolo fondamentale come lo saranno altresì politiche di sgravi fiscali, crediti d’imposta e incentivi per le aziende che intendono formarsi. Secondo la Confederazione servono quindi un collegamento tra le aziende e gli istituti scolastici, non solo tecnici, visto che la AI generativa è uno strumento di utilizzo comune in tutte le attività aziendali e inoltre una grande attenzione legislativa nella regolamentazione del trattamento e la protezione dei dati aziendali e personali, e i rischi derivanti da uno scorretto utilizzo degli stessi. Infine, si ritiene necessario valutare l’esposizione a potenziali minacce degli asset digitali e fisici dell’azienda, in modo continuativo, potenziando la cybersecurity, altro tema che evidenzia un gap immenso tra grandi aziende e PMI.

 

Entra nel vivo il 75esimo anniversario di fondazione di Confapi Lecco Sondrio. E’ un anno importante che l’associazione delle piccole e medie imprese ha deciso di celebrare con un progetto che ha coinvolto, fin dallo scorso autunno, le scuole del nostro territorio.

“La piccola impresa che vorrei” è il concorso di idee dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado, CPS e CPIA in cui ogni classe partecipante, o gruppo di studenti, deve presentare un progetto di impresa che vorrebbe realizzare e la sua fattibilità. Sono 22 le classi partecipanti, per quasi un totale di 450 studenti, affiancate ognuna da un’imprenditrice o imprenditore associate a Confapi Lecco Sondrio.

La prima fase del concorso si è tenuta a novembre e dicembre 2023 in cui gli imprenditori si sono presentati alle loro classi, raccontato la loro storia professionale e stimolando gli studenti sull’idea che vorrebbero realizzare. Ora è in corso, invece, la seconda fase in cui le classi visitano le aziende.

Entro il 31 gennaio 2024 le classi partecipanti devono comunicare a Confapi Lecco Sondrio il titolo del loro progetto, entro il 31 marzo 2024, invece, la consegna del materiale (video o presentazione).

A inizio aprile la giuria visionerà tutti i progetti presentati e decreterà i vincitori del concorso che verranno annunciati il 18 aprile 2024 all’evento finale de “La piccola impresa che vorrei” che si terrà al Cenacolo Francescano di Lecco.
Ospite della giornata Alex Bellini, esploratore e motivatore, che parlerà ai ragazzi della sua idea di impresa.

“E’ un progetto in cui abbiamo creduto tantissimo fin dal principio e a cui stiamo lavorando dalla scorsa estate – commenta Marco Piazza direttore di Confapi Lecco Sondrio -, è la prima edizione e non ci aspettavamo già una partecipazione così numerosa. La nostra associazione fa parte di un territorio e interagisce ogni giorno con tutti i soggetti che ne fanno parte, per il nostro 75esimo compleanno abbiamo voluto organizzare un’iniziativa utile e che metta in relazione il nostro mondo con quello della scuola. Soprattutto dialogare con i ragazzi e capire il loro mondo, i loro sogni e le loro idee di futuro. Siamo molto curiosi di vedere i progetti”.

 

Queste le classi che hanno aderito a “La piccola impresa che vorrei”:
Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco (3 e 4 AMF), CPIA Fabrizio De Andrè (Lecco, Oggiono, Cernusco Lombardone), IIS Greppi Monticello Brianza (4LES), IIS Bertacchi Lecco (3A LSU, 3B LSU, 3C LSU), Fondazione Mons. Giulio Parmigiani – Aldo Moro Valmadrera (3 e 4 Sala Bar, 3 e 4 Opa), Collegio Volta Lecco (2A e 2B secondaria di primo grado), I.S. Parini Lecco (3A e 3B), IIS Badoni Lecco (3A e 3C), ICA Stoppani Lecco (3B secondaria di primo grado), IC La Valletta Brianza (2A, 3A, 3B secondarie di primo grado).

 

Questi, invece, gli imprenditori coinvolti: Luigi Pescosolido (Rapitech), Alessandro Leidi (Vincit), Lucia Gianola (Trafilerie Malavedo), Guido Baggioli (Mab), Angelo Ferrario (Viti), Andrea Ottolina (Molino Anselmo Colombo), Paolo Bertoni (Trimat), Angelo Cortesi (Co.El), Giordano Bonomi e Riccardo Losa (Aludesign), Donatella Arlati (Gicar), Paolo Frizzi (Libraesva), Claudio Pigazzini (Sepam), Laura Silipigni (Tag), Raffaella Brioni (Domestik), Dino Gariboldi (Torneria Automatica Alfredo Colombo), Romana Appiani (Omf), Mauro Invernizzi e Anna Fumagalli (Imsa), Andrea Beri (Ita), Andrea Magni (VML), Andrea Ruggero (OneAM), Marco Magni (Monteco), Matteo Ratti (Stf).