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È online il nuovo numero di Confapinews, il mensile d’informazione della Confederazione Piccola e Media Industria Privata. In prima pagina la lettera di auguri a firma del presidente Camisa che apre un’edizione speciale dedicata all’anno che sta per finire. Un anno intenso e ricco di soddisfazioni, vissuto all’insegna di incontri e tavoli istituzionali, proposte e progetti avviati. Attraverso un album fotografico ripercorriamo alcune delle tappe che hanno caratterizzato questo 2023. In ogni immagine il volto di Confapi che insieme rappresentiamo con impegno e dedizione.

 

L’Associazione traccia il bilancio di un anno difficile e importante, in cui la produzione industriale scende in territorio negativo (-2,7%), ma nel quale l’export continua a premiare le aziende padovane (+5%), così come resta positivo il saldo nelle assunzioni (+7.225). Il presidente Carlo Valerio: «Tante sfide per gli imprenditori, che hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi: surreale il dibattito politico di questi giorni, siano gli elettori a scegliere. Il buon governo va premiato».

 

Economia padovana: pur in un momento complicato si può guardare con fiducia al 2024, nonostante tutto. Lo attestano i dati congiunturali elaborati da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che, come da tradizione a dicembre, ha messo in fila i principali indicatori economici del territorio, in vista di un anno particolarmente importante anche dal punto di vista politico, con le elezioni europee a giugno e le amministrative che coinvolgeranno 310 comuni veneti e 52 comuni padovani, mentre già ferve il dibattito sulle elezioni regionali del 2025, incentrato sulla questione del terzo mandato. Un dibattito che il presidente Carlo Valerio non esita a definire «surreale e dannoso, perché gli imprenditori hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi e chi ha lavorato bene, come il presidente Zaia a livello regionale e tanti amministratori, di centrosinistra e di centrodestra, a livello locale, avrebbe tutto il diritto di ripresentarsi alle urne lasciando che siano i cittadini a valutare il lavoro svolto. Presidente della Regione e sindaci sono figure apicali al servizio del territorio, con competenze che si costruiscono nel tempo. Gli imprenditori lo sanno bene. Non per niente molte aziende, piccole e grandi, contano su guide che rimangono al vertice per decenni: chiaramente non possiamo accomunare pubblico e privato, ma è evidente che l’esperienza è un valore importante. Perché rinunciarci a prescindere, quando comunque saranno i cittadini a esprimersi sulla qualità dell’operato?».

I DATI CONGIUNTURALI: SEGNALI DISCORDANTI

Prima i numeri. Da un lato, nel terzo trimestre 2023, la produzione industriale manifatturiera in Veneto riporta una variazione del -2,7% rispetto al terzo trimestre 2022, a segnare una frenata su base tendenziale, che risente ancora del contro-rimbalzo sul 2022. Una tendenza che si riscontra anche nel territorio padovano, nel quale le unità di impresa registrate sono 85.581 (erano 85.616 un anno prima), di cui 11.076 nell’industria, contro le 11.289 dell’anno precedente, con un calo di 213.

Dalla voce “export” arrivano i segnali più incoraggianti: al terzo trimestre del 2023 il saldo è positivo dello 0,7% in Veneto (per un totale di 61,2751 miliardi) e di un consistente 5% per le imprese della provincia di Padova, le cui esportazioni, nei 9 mesi tra gennaio e settembre 2023, sono salite a 10,1095 miliardi di euro (contro i 9,6269 miliardi nell’analogo periodo del 2022). Il tutto si ripercuote anche sulle previsioni relative al Pil, che dopo il +4,4% dello scorso anno, nel territorio vedrà il 2023 chiudersi con un +0,9% per assestarsi nel 2024 su un +0,6%, comunque superiore allo 0,4% della probabile crescita a livello nazionale.

Positivo, poi, il saldo relativo ad assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro: a oggi Padova registra +7.225 posizioni lavorative nel corso del 2023, con un +4.450 nelle assunzioni a tempo indeterminato. A tutto questo fa da contraltare la cronica difficoltà delle imprese di trovare lavoratori adeguati alle loro esigenze. Nello specifico, entro febbraio le aziende venete hanno in programma di assumere 120.360 persone, quelle padovane 21.280 (di cui 8.660 nell’industria). Ma, nel 53,9% dei casi, sanno già che sarà difficile trovarli, vuoi per mancanza di candidati, vuoi per la loro preparazione non idonea. Un quadro particolarmente fosco in alcuni settori, perché le difficoltà di reperimento salgono al 67,3% per gli operai specializzati. Per alcune voci specifiche, poi, il fenomeno assume proporzioni drammatiche, si pensi agli operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni, introvabili nel 92,2% dei casi, e a fonditori, saldatori, lattonieri, calderai e montatori di carpenteria metallica, irreperibili nell’82% dei casi.

Infine, nel valutare il quadro generale delle prospettive per il 2024 va considerato, appunto, che il prossimo sarà anno di elezioni: a giugno sono in programma quelle per il rinnovo del Parlamento europeo, ma si voterà anche in 52 comuni del territorio padovano, mentre, di fatto, è già iniziata la campagna elettorale in vista delle regionali del 2025.

IL COMMENTO: «TANTE SFIDE, OCCORRE PROCEDERE UNITI»

«Mai come in questo momento, anche nel campo delle politiche industriali nazionali ed estere, c’è bisogno di procedere uniti e nella stessa direzione. Le nostre imprese si trovano ad affrontare numerose sfide, compresa quella delle guerre in atto e della scomposizione e ricomposizione degli equilibri geopolitici internazionali, che hanno ovvie ripercussioni sul piano economico. E ancora: pur nel progressivo contenimento dei costi dell’energia e delle materie prime, le difficoltà della logistica e lo spropositato costo del denaro continuano ad affaticare il sistema che Confapi rappresenta, e non solo quello. Nonostante questo quadro così complesso e mutevole, le nostre imprese continuano a essere competitive, anche grazie alla loro capacità di affacciarsi sui mercati esteri», afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio commentando i dati elaborati su fonte Fabbrica Padova, Unioncamere del Veneto, Camera di Commercio di Padova, Istat, Regione Veneto, Veneto Lavoro e Prometeia.

«In questo quadro sono tante le sfide a cui siamo chiamati: investire in formazione per superare barriere culturali ed economiche che frenano la digitalizzazione e la transizione green; investire sul miglioramento delle competenze di gestione e controllo; investire sulle risorse umane attualmente introvabili, anche attraverso specifiche azioni di reclutamento e formazione di personale extra europeo nei paesi di origine», aggiunge Valerio. Che poi chiosa: «In un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo, chi fa impresa ha bisogno, appunto, di stabilità e interlocutori certi. Per cui ci sentiamo di lanciare una provocazione: nel momento in cui in Parlamento si sta lavorando a un accordo tra i partiti di maggioranza per garantire un mandato in più rispetto ai due attuali per i sindaci tra i 5 e i 15 mila abitanti - il che potrebbe consentire a 6 primi cittadini del territorio padovano di candidarsi per un terzo incarico - perché dovrebbe essere vietato nei comuni più grandi e in Regione? In una democrazia è il cittadino che sceglie di confermare o mandare a casa un sindaco, un governatore o un presidente del consiglio - qualora si dovesse arrivare all’elezione diretta -, perché porre un limite alle sue possibilità di scelta?».

Terni si conferma centro all’avanguardia per la formazione su digitale e nuove tecnologie. Lo conferma il grande seguito riscosso dal corso rivolto alle Pmi del territorio denominato “AI per le Pmi – Soluzioni di AI per accelerare i ricavi, ridurre i costi e mitigare i rischi” organizzato dal Terni Digital Week e erogato gratuitamente alle aziende delle associazioni di categoria partecipanti: Confindustria Umbria, Confapi Terni e Confartigianato Imprese Terni.

Il corso ha permesso ai partecipanti di conoscere gli strumenti pratici per sapersi orientare nella selezione di soluzioni e progettualità di AI nelle aziende e nelle diverse realtà produttive definendo gli obiettivi e comunicando in modo chiaro con i diversi stakeholder. In rappresentanza di Confapi Terni, il Direttore Cesare Cesarini ha partecipato alla consegna di premi e diplomi alle aziende ternane che hanno seguito l’evento formativo. Il progetto ‘Terni digitale 2023’ è oggetto del contributo della Fondazione Carit per le attività divulgative e formative di Terni Digital Week che da 5 anni organizza il Festival sull’innovazione Digitale del Centro Italia ideato da Edoardo Desiderio, presidente e fonder di Terni Digital. La docenza del corso è stata affidata al Prof. Marco Belmondo, executive, senior advisor & investor, professionista nazionale accreditato nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale applicata al business. Il coordinamento del corso è stato affidato al Prof. Matteo Bressan, Responsabile scientifico Master cybersecurity – leadership, management, innovation – Università di Roma Lumsa. Tra gli altri hanno partecipato in qualità di uditori anche 3 studenti meritevoli del corso di Laurea in Economia Aziendale dell’Università degli Studi di Perugia e 2 studenti meritevoli dell’Tecnico economico e Professionale per i servizi “A.Casagrande – F.Cesi”.

“L’Italia deve decidere se abbandonare migliaia di piccole e medie imprese del settore metalmeccanico, con tutte le conseguenze immaginabili dal punto di vista occupazionale, oppure implementare politiche strategiche in grado di rilanciare l’industria dell’auto e dell’acciaio: due capisaldi per lo sviluppo che si rischia di perdere definitivamente”. Così il Presidente di Unionmeccanica Confapi, Luigi Sabadini, sulla situazione del comparto della metalmeccanica e dell’acciaio.

“La poca chiarezza sui piani di Stellantis – aggiunge il Presidente-, induce a pensare che questa azienda abbia ben altro in mente che lo sviluppo di modelli e attività in Italia e in Piemonte in particolare. Sono necessari progetti chiari e concreti che impediscano quanto invece sta già avvenendo: imprese della filiera dell’automotive che si vedono diminuire drasticamente da un giorno all’altro commesse da cui dipende la loro stessa esistenza”. Per Sabadini “ugualmente preoccupante è il caso dell’Ilva. Il polo dell’acciaio in Italia – dice - deve essere non solo mantenuto ma rilanciato tenendo conto che questo comparto ha bisogno di tempi medio-lunghi per la ripresa e che rimane comunque un elemento di competitività importante per il Paese”. “Se davvero si è convinti che le piccole e medie imprese, insieme a quelle grandi, costituiscono l’asse portante del sistema produttivo nazionale – conclude - è giunto il momento mettere in campo una politica economica e industriale che tuteli la capacità produttiva nazionale in settori strategici per lo sviluppo, ne accresca la competitività con misure ad hoc dal punto di vista fiscale e creditizio e ne sviluppi le potenzialità tecnologiche”.

Confapi Aniem rinnova la richiesta di approvare urgentemente una proroga del superbonus che garantisca una corretta conclusione dei lavori condominiali senza vincolarla ad alcun stato di percentuale dei lavori realizzati.

Si tratta di un intervento motivato anche dall’esigenza di compensare le dinamiche che hanno fortemente rallentato l’applicazione della misura: frammentazione legislativa, modifica del quadro di riferimento iniziale sia normativo che economico, incertezze interpretative, blocco della cessione dei crediti. In questo contesto la mancata proroga metterebbe a rischio migliaia di cantieri e determinerebbe effetti devastanti sia sul fronte economico che occupazionale, coinvolgendo non solo le imprese, ma anche tutta la filiera e le figure professionali coinvolte nei lavori di efficientamento energetico e di riqualificazione del patrimonio
immobiliare. Lo stop immediato avrebbe inoltre conseguenze facilmente prevedibili: lavori non ultimati, proliferazione di conteziosi, fino alla possibilità di sequestri preventivi delle proprietà immobiliari, rischio per la sicurezza nei cantieri a causa della rincorsa esasperata a finire i lavori entro il residuo tempo rimasto.
Confapi Aniem ritiene quindi fondamentale consentire una gestione dei lavori che permetta di concludere in modo adeguato il regime del 110% per poi ridefinire una politica sostenibile di incentivi fiscali in edilizia.
Ora è il momento di scongiurare il rischio di lasciare sui territori opere incompiute, controversie giudiziali e conseguenti crisi produttive e occupazionali.

 

Confapi ha preso parte alla presentazione del Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica 2023 di Enea, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione. In rappresentanza della Confederazione è intervenuto il Vicepresidente Francesco Napoli, che in collegamento con l’Aula consiliare di Palazzo Valentini a Roma, ha partecipato alla tavola rotonda dedicata all’analisi delle possibili ricadute sui comparti produttivi nel processo della transizione energetica e alle sfide poste dalla nuova direttiva Ue sull’efficienza energetica.

"Le piccole e medie industrie oggi sono chiamate ad inserirsi in un contesto virtuoso che valorizzi le ricchezze dell'ambiente e del territorio – ha affermato – ed è altrettanto chiaro che le stesse devono essere messe nelle condizioni di poter riconvertire nella direzione green e digitale i propri sistemi di produzione, come la propria organizzazione aziendale, per non perdere la loro competitività”. Per questo Napoli ha sottolineato come “l'educazione allo sviluppo sostenibile sia un obiettivo strategico da perseguire per l’oggi e per il futuro, strumento fondamentale per affrontare le sfide della transizione green e per governare le nuove tecnologie”. 

Proprio per questa ragione nei mesi scorsi nelle varie interlocuzioni con il Governo che intendeva rivedere taluni aspetti del Pnrr – come ha ricordato Napoli -, Confapi ha insistito sul fatto che mancasse un capitolo specifico per favorire la transizione verde delle piccole e medie industrie. Secondo la Confederazione il Pnrr rappresenta la leva principale per creare delle opportunità efficaci per le imprese finalizzate ad incentivare queste ultime a investire e diventare maggiormente sostenibili. “Abbiamo insistito affinché si lavorasse per fornire risorse alle Pmi, pena la riduzione della loro competitività – ha aggiunto -, il che è avvenuto nel nuovo RePowerEU”.

“Come Confapi promuoviamo da anni la transizione green, progetti europei e iniziative ad hoc, per questo oggi ribadiamo l'importanza del Pnrr per gli investimenti nel Paese. L'efficientamento energetico è uno dei pilastri del piano – ha specificato Napoli - Il lavoro di Enea è quindi straordinario. Il solo ammodernamento delle Pmi può portare benefici in consumi, costo energia e produttività, competitività e sostenibilità”. “A fronte degli errori emersi col Superbonus edilizio, abbiamo chiesto inoltre interventi legislativi chiari, evitando modifiche o rimaneggiamenti. Abbiamo chiesto la razionalizzazione degli incentivi, senza sovrapposizioni, semplificando le procedure e azzerando gli adempimenti burocratici. Le piccole e medie industrie sono gli attori principali del sistema italiano, vanno accompagnate e supportate, non lasciate sole" ha concluso Napoli.

Francesco Napoli, Vicepresidente nazionale di Confapi, è intervenuto, a Modena, al convegno “L’impatto del PNRR sul territorio emiliano” con focus sul settore edile e manufatturiero, organizzato da Confapi Aniem.

 

Un incontro proficuo, aperto dal videomessaggio del Presidente nazionale della Confederazione, Cristian Camisa, da cui sono emersi molti spunti di riflessione sulle opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che, come ha affermato Francesco Napoli, “non è solo un programma di ripresa economica ma una strategia di trasformazione a lungo termine che mira a migliorare la resilienza del nostro paese”.

L’incontro ha visto la partecipazione di tanti imprenditori del settore manifatturiero e del comparto edile, sul palco tra gli altri gli interventi del costruttore Claudio Candini, presidente del Collegio Imprenditori Edili Emilia, il presidente della Provincia di Reggio Emilia Giorgio Zanni e il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli.

“Le uniche risorse esigibili al momento, a livello nazionale, – ha sottolineato Napoli – sono quelle del PNRR. Non dobbiamo però dimenticare che solo una parte è a fondo perduto, il resto è debito. E’ fondamentale utilizzare questi fondi per creare sviluppo e benessere. Il piano dovrà alimentare la competitività del sistema Paese a tutto vantaggio della vocazione manifatturiera che caratterizza le imprese che rappresentiamo”.

“Quello edile e manufatturiero, nello specifico – ha continuato Francesco Napoli – si è dimostrato il settore trainante nella realizzazione delle spese del PNRR confermando il suo ruolo chiave nello sviluppo del sistema Paese”. Sul Superbonus ha poi sottolineato l’urgenza di un intervento normativo che possa garantire ai cantieri aperti di ultimare i lavori rientranti nel superbonus senza vincolarli allo stato avanzamento lavori e utilizzando lo sconto in fattura anche nel 2024.

Il Vicepresidente nazionale di Confapi ha infine rilevato l’importanza della rete istituzionale tra Comune Provincia e Confapi ANIEM che dovrebbe funzionare da modello anche per altre realtà regionali. Solo un impegno corale e la condivisione degli obiettivi si può trasformare in forza trainante per una rivoluzione economica e produttiva.

De Salvo: la Regione e le Province siano al fianco delle imprese 

Fermare l’emorragia dei giovani e ridistribuire la ricchezza

Il Rapporto Svimez 2023 mette in evidenza un Sud sempre più povero rispetto al Centro-Nord e sempre più lontano dall’Europa, con la Basilicata a rischio desertificazione sia industriale che umana e sociale, e con lo spettro dell’autonomia differenziata che si agita minaccioso.

Il Rapporto mette in evidenza che la Basilicata vive una situazione paradossale. Infatti, a fronte di un Pil in crescita (e comunque condizionato dalle industrie estrattiva e automobilistica), aumenta la popolazione in povertà e si spopolano i piccoli comuni. Manca dunque una redistribuzione della ricchezza tra i lucani. E – si sa – se la ricchezza rimane circoscritta fra pochi, il denaro non circola, i consumi ristagnano e l’economia non riparte.

I piccoli segnali di ripresa che avevano caratterizzato il post Covid hanno già esaurito la loro spinta propulsiva e la Basilicata ha ripreso il cammino di progressivo allontanamento dal resto del Paese. La nostra capacità di investimenti e di consumi si è drasticamente ridotta e l’abbandono di politiche keynesiane ha reso la crisi strutturale e ha tagliato gli investimenti in infrastrutture, privilegiando il rigore rispetto alla crescita e abdicando a perseguire politiche di espansione e monetariste.

Le politiche di coesione sono sostanzialmente fallite e gli squilibri territoriali stanno spingendo i nostri giovani a emigrare al Nord e all’estero. L’autonomia differenziata spingerà per una drastica redistribuzione di risorse verso il Centro Nord del Paese e una perdita di posti di lavoro catastrofica.  

Il settore delle costruzioni, che finora ha trainato il Pil lucano, ha invertito la rotta e attende che vengano riattivate le sue capacità anticicliche attraverso idonee politiche di investimenti. In questo senso il PNRR potrebbe essere una grande occasione.

Le prospettive non sono rosee, come dovrebbe essere alla vigilia della programmazione comunitaria 2021-2027. Restano ancora margini per una ripresa? Confapi Matera crede di sì. Cominciando per esempio da una maggiore efficienza di parte della pubblica amministrazione. Il Presidente De Salvo dichiara che le imprese lucane sono pronte a fare la propria parte; tuttavia, esse chiedono alla Regione e alle Province di dare loro gli strumenti adatti per fronteggiare questo periodo di crisi post Covid. 

C’è bisogno – precisa il presidente di Confapi Matera – di una macchina amministrativa della pubblica amministrazione che non rallenti i processi autorizzatori. Non solo i soldi del PNRR e della nuova programmazione comunitaria 2021-2027, dunque, ma anche una maggiore efficienza ed efficacia della spesa, che sburocratizzi gli itinera amministrativi e tenga conto che le imprese quando presentano un progetto non possono attendere anni per la sua realizzazione, quando cioè i progressi della tecnologia lo hanno reso ormai obsoleto.

Nessuno si illude di colmare il divario con il Nord, ma il Paese deve crescere tutto insieme per competere in Europa. Se ai fondi del Pnrr si aggiungono quelli della nuova programmazione comunitaria e le agevolazioni della zona economica speciale, siamo di fronte a un potenziale enorme che fa di questo momento storico un unicum nel panorama nazionale.

 

Il Presidente di Unimatica Confapi, Giorgio Binda, ha preso parte all’incontro "Insegnamento dell'informatica nella scuola: una priorità per la transizione digitale" organizzato dall'Intergruppo parlamentare per l'Innovazione che si è svolto presso la sala stampa della Camera.

All’evento moderato dal professor Enrico Nardelli, Università Roma "Tor Vergata", sono intervenuti Giulio Centemero, deputato della Lega e capogruppo in Commissione Finanze, Lorenzo Basso, senatore PD e vicepresidente Commissione Trasporti e Ambiente al Senato, Giulia Pastorella, deputato di Azione IX Commissione Trasporti e Agostino Santoni, Vice Presidente per il Digitale di Confindustria.

“La posizione di Confapi Unimatica – ha affermato Binda - è naturalmente netta nel sottolineare l’importanza di un ampliamento della formazione digitale di base, della cultura dell’informatica, lavorando per formare i nostri giovani futuri lavoratori sulle conoscenze e sulle tecnologie che servono al mercato e che probabilmente oggi ancora non ci sono, lavorando soprattutto su quelle che sono le basi del pensiero digitale, arrivando a trasformarlo in pensiero critico digitale”. “Siamo consapevoli che molto lavoro sia stato fatto, ma che ancora non siamo centrati sulle reali necessità – ha specificato -, quindi molto si potrà e si dovrà ancora fare soprattutto per avere gli strumenti necessari per un comparto produttivo moderno ed al passo con i tempi”. “Riteniamo quindi molto importante che la formazione sia sempre a tutti i livelli, dalla scuola al mondo delle imprese – ha aggiunto -, una formazione che sia guidata da un pensiero tecnologico fluido, in grado di adattarsi più velocemente ai cambiamenti delle richieste del mercato, alle esigenze del quotidiano, oggi già rapidissimi nei loro ritmi”. “Oggi abbiamo un gran bisogno di lavoratori che siano in grado di governare e di sviluppare la tecnologia, presente e futura, attori e non spettatori passivi e semplici utilizzatori.  Sappiamo che sarà un cammino lungo ed impegnativo, ma è necessario intervenire fin da subito, se vogliamo poter garantire la cultura necessaria alla crescita delle nostre industrie” ha concluso Binda.