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Confapi Matera esprime preoccupazione per i rischi derivanti dal blocco del canale di Suez e del Mar Rosso. Infatti, a causa degli attacchi dei ribelli Houthi alle navi, le principali compagnie di navigazione hanno interrotto le spedizioni attraverso il Canale di Suez, dove transitano la maggior parte delle merci lucane dirette ai mercati asiatici.

“I settori più colpiti sono il mobile imbottito, l’agroalimentare e la meccanica” – commenta il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo. “Se prima della crisi spedire un container di divani costava quasi 2.900 euro, oggi costa circa 6.000 perché le navi devono circumnavigare l’Africa per recarsi in Asia e in Oceania. Infatti, l’interruzione delle spedizioni lungo la fondamentale rotta commerciale internazionale costringe le navi portacontainer a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa, imponendo migliaia di chilometri aggiuntivi ai percorsi e viaggi più lunghi di 20 giorni. Ciò ha evidenti ripercussioni in termini di costi aggiuntivi e ritardi nelle consegne”.

Attraverso il Canale di Suez transitano circa 50 grandi navi mercantili al giorno, cioè il 12% delle merci mondiali in viaggio e il 30% del traffico container. Ciò danneggia anche le importazioni, quindi la catena di approvvigionamento per le aziende. Secondo le stime della banca olandese ING, la deviazione delle spedizioni attorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 3.000-3.500 miglia nautiche (6.000 km) ai viaggi tra Europa e Asia, prolungando di circa 10 giorni la durata complessiva.  

Le conseguenze si ripercuotono anche sull’economia delle piccole e medie imprese del territorio. Il blocco pone seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili alle imprese, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal PNRR.  

«Questa interruzione sta provocando un aumento dei costi di spedizione dall’Asia all’Europa, alimentando il timore di una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi», prosegue il presidente De Salvo. «All’aumento dei costi di spedizione si aggiunge quello dei costi assicurativi. E va considerato anche l’impatto sul piano dei ritardi nelle consegne”. 

“Per il comparto del mobile imbottito – che vive grazie all’internazionalizzazione – si tratta di un’ulteriore tegola che si aggiunge alla contrazione degli ordini di questi mesi”.

“Eventi del genere, che provocano squilibri nella catena di approvvigionamento, impongono all’Europa di pianificare una strategia che porti all'autonomia delle materie prime per la catena produttiva”.

De Salvo: la Regione e le Province siano al fianco delle imprese 

Fermare l’emorragia dei giovani e ridistribuire la ricchezza

Il Rapporto Svimez 2023 mette in evidenza un Sud sempre più povero rispetto al Centro-Nord e sempre più lontano dall’Europa, con la Basilicata a rischio desertificazione sia industriale che umana e sociale, e con lo spettro dell’autonomia differenziata che si agita minaccioso.

Il Rapporto mette in evidenza che la Basilicata vive una situazione paradossale. Infatti, a fronte di un Pil in crescita (e comunque condizionato dalle industrie estrattiva e automobilistica), aumenta la popolazione in povertà e si spopolano i piccoli comuni. Manca dunque una redistribuzione della ricchezza tra i lucani. E – si sa – se la ricchezza rimane circoscritta fra pochi, il denaro non circola, i consumi ristagnano e l’economia non riparte.

I piccoli segnali di ripresa che avevano caratterizzato il post Covid hanno già esaurito la loro spinta propulsiva e la Basilicata ha ripreso il cammino di progressivo allontanamento dal resto del Paese. La nostra capacità di investimenti e di consumi si è drasticamente ridotta e l’abbandono di politiche keynesiane ha reso la crisi strutturale e ha tagliato gli investimenti in infrastrutture, privilegiando il rigore rispetto alla crescita e abdicando a perseguire politiche di espansione e monetariste.

Le politiche di coesione sono sostanzialmente fallite e gli squilibri territoriali stanno spingendo i nostri giovani a emigrare al Nord e all’estero. L’autonomia differenziata spingerà per una drastica redistribuzione di risorse verso il Centro Nord del Paese e una perdita di posti di lavoro catastrofica.  

Il settore delle costruzioni, che finora ha trainato il Pil lucano, ha invertito la rotta e attende che vengano riattivate le sue capacità anticicliche attraverso idonee politiche di investimenti. In questo senso il PNRR potrebbe essere una grande occasione.

Le prospettive non sono rosee, come dovrebbe essere alla vigilia della programmazione comunitaria 2021-2027. Restano ancora margini per una ripresa? Confapi Matera crede di sì. Cominciando per esempio da una maggiore efficienza di parte della pubblica amministrazione. Il Presidente De Salvo dichiara che le imprese lucane sono pronte a fare la propria parte; tuttavia, esse chiedono alla Regione e alle Province di dare loro gli strumenti adatti per fronteggiare questo periodo di crisi post Covid. 

C’è bisogno – precisa il presidente di Confapi Matera – di una macchina amministrativa della pubblica amministrazione che non rallenti i processi autorizzatori. Non solo i soldi del PNRR e della nuova programmazione comunitaria 2021-2027, dunque, ma anche una maggiore efficienza ed efficacia della spesa, che sburocratizzi gli itinera amministrativi e tenga conto che le imprese quando presentano un progetto non possono attendere anni per la sua realizzazione, quando cioè i progressi della tecnologia lo hanno reso ormai obsoleto.

Nessuno si illude di colmare il divario con il Nord, ma il Paese deve crescere tutto insieme per competere in Europa. Se ai fondi del Pnrr si aggiungono quelli della nuova programmazione comunitaria e le agevolazioni della zona economica speciale, siamo di fronte a un potenziale enorme che fa di questo momento storico un unicum nel panorama nazionale.

 

La Società materana del settore ICT consegue la certificazione UNI/PDR 125:2002

La Cooperativa E.D.P. La Traccia, società materana operante nel settore ICT e aderente a Confapi, ha conseguito la certificazione UNI/PdR 125:2022 del Sistema di Parità di Genere, rafforzando il suo impegno per un futuro più inclusivo ed entrando a far parte delle aziende del territorio attente a favorire una più equa parità di genere nei luoghi di lavoro e un ambiente inclusivo e rispettoso dei valori di non discriminazione.

La certificazione si basa su un processo di valutazione e di interviste ai dipendenti rispetto a sei indicatori chiave, quali cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

“Questo riconoscimento premia l’impegno intrapreso per realizzare e promuovere un ambiente sempre più inclusivo, equo e ricco dal punto di vista della diversità, tenuto conto della specificità del nostro settore di riferimento. Lavorare per raggiungere un miglior equilibrio di genere, contribuisce a rendere la nostra azienda non solo più equa ma anche più solida, perché in grado di fare leva su capacità e professionalità diverse che si confrontano nella realizzazione degli stessi obiettivi”, ha dichiarato Vito Gravela, Presidente della Cooperativa EDP La Traccia.

Durante il processo di certificazione la Cooperativa E.D.P. La Traccia è stata accompagnata dall’Avv. Anna Maria Carbone, consulente compliance della Società già da diversi anni ed esperta Unioncamere della PdR 125:2002, e dalla SOCIF ECLAT SRL, Organismo di Certificazione accreditato Accredia, con sede a Matera e che opera in partnership con altri Enti Accreditati, anch'esso aderente a Confapi.

Il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, si dichiara entusiasta del risultato ottenuto dall'Azienda associata “perché dimostra la sensibilità della Società e dal dott. Gravela, che è stato anche Presidente dell'Associazione, volta ad abbattere ogni forma di gender gap nel luogo di lavoro e contribuendo a raggiungere l'obiettivo comune per cui entro il 2026 almeno 1000 imprese italiane dovranno avere superato i test che certificano il superamento del divario di genere. Da non sottovalutare, infine, il fatto che le stazioni appaltanti posso prevedere nei bandi di gara clausole di premialità per l'assunzione di donne e giovani”.

“Un altro risultato raggiunto – sottolinea il Presidente De Salvo - riguarda la collaborazione e la sinergia che si possono creare all'interno di Confapi Matera, perché il valore sociale che si genera in un'Associazione consiste anche nel creare opportunità di lavoro fra le stesse Aziende associate, come in un'unica grande famiglia”.

Il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, torna sull’argomento della ZES Unica, che prenderà il via dal prossimo 1° gennaio, per evidenziare i rischi che si celano dietro l’allargamento a tutto il Mezzogiorno della Zona Economica Speciale. 

È positivo – commenta il Presidente De Salvo - che tutta la Basilicata rientri nella ZES, superando in tal modo la perimetrazione che aveva lasciato scontente numerose imprese e ricomprendendo soprattutto la fascia ionica metapontina che notoriamente è un’area dalle grandi potenzialità.

Attenzione però – mette in guardia De Salvo - alle differenze e criticità che la Basilicata sconta rispetto alle regioni confinanti, soprattutto in ordine a due questioni: il divario infrastrutturale e gli aiuti di Stato.

Bene ha fatto il Presidente Vito Bardi a invocare una crescita omogenea di tutta la regione, finora compromessa dalla carenza di infrastrutture della mobilità. Se è da più di 20 anni che si parla di ammodernare la strada statale 7 che collega Matera a Potenza e alle aree interne; se Matera non è collegata alla rete ferroviaria nazionale; se il metapontino anela da anni di disporre di una struttura aeroportuale; se l’area industriale di Jesce è raggiungibile attraverso una via eufemisticamente chiamata strada, come si può parlare di sviluppo?

Al gap infrastrutturale il Presidente De Salvo aggiunge la questione della Carta degli Aiuti a finalità regionale, che vede la Basilicata ricevere aiuti inferiori di 10 punti percentuali rispetto alle vicine Puglia, Campania e Calabria, creando così un divario competitivo che abbiamo più volte chiesto di colmare attraverso una deroga della Commissione Europea. Da un lato, infatti, si parla di ridurre le disparità, contrastare lo spopolamento, contribuire alla transizione verde e digitale, dall’altro si crea una disparità di trattamento tra aree industriali di territori contermini.

Sul tema vorremmo la medesima attenzione da parte della Regione, visto che da un anno e mezzo il nostro grido d’allarme è rimasto inascoltato. A questo punto auspichiamo un intervento dell’Assessore Michele Casino, attento alle esigenze del territorio, per superare il gap degli aiuti.

Un'altra criticità della ZES Unica – dichiara il Presidente di Confapi Matera – è quella dell’accentramento a Roma dello sportello unico digitale e della perdita di un riferimento sul territorio, soprattutto per le imprese di minori dimensioni.

Per non parlare di cosa accadrà agli sportelli unici delle pubbliche amministrazioni, che dovranno rinunciare alle proprie competenze per i procedimenti amministrativi e che già oggi per alcune autorizzazioni in materia ambientale incontrano difficoltà. Il rischio è la lentezza nelle decisioni, altro che snellimento burocratico.

È positivo, invece – conclude De Salvo – che sia stato superato il requisito della novità per gli investimenti immobiliari, consentendo l’acquisto e la ristrutturazione di capannoni esistenti.

"L'incertezza determinata da decisioni tardive si ripercuote su investimenti, imprese e occupazione". È quanto dichiara Raffaele Marrone, presidente Confapi Napoli e responsabile Zes Confapi nazionale. "Gli incarichi degli otto commissari delle Zes originarie sono scaduti il 31 Dicembre e ad oggi, nonostante la proroga annunciata del trasferimento delle funzioni al 1° Marzo, quest'ultima non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta ufficiale".

"Questo significa - continua - conferenze di servizi ferme al palo e investimenti bloccati. Siamo consapevoli della complessità dell'intera macchina burocratica ed è per questo che con grande cautela e fiducia attendiamo che si realizzi quanto sottoscritto e annunciato».

«Riteniamo inoltre improcrastinabile un tavolo di confronto nel breve periodo con il ministro Fitto affinché si possa fare maggiore chiarezza sulle procedure da intraprendere per l'accesso alle agevolazioni per le imprese e per la presentazione dei progetti. Auspichiamo, pertanto, di poter avviare un confronto rapido su queste tematiche che riguardano da vicino imprenditori e aziende".

Le principali compagnie di navigazione stanno interrompendo le spedizioni attraverso il Canale di Suez in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi, lì dove transita il 40% delle merci venete destinate all’Asia. Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha calcolato quali saranno le ripercussioni. Il presidente Carlo Valerio: «Il reshoring consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, portando nuovo sviluppo e assunzioni».

Le principali compagnie di navigazione globali stanno continuando a interrompere le spedizioni attraverso il Mar Rosso in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi lungo la fondamentale rotta commerciale internazionale. La situazione costringe le navi portacontainer a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa, imponendo migliaia di chilometri aggiuntivi ai percorsi.

Premettendo che Suez vede transitare le grandi navi mercantili al ritmo di circa 50 al giorno, il che si traduce nel 12% delle merci mondiali in viaggio e del 30% del traffico container, per capire l’impatto che lo stop imposto dalle grandi sorelle della navigazione potrebbe avere occorre ricordare cosa comportarono il blocco del Canale del 2021 e la pandemia nel 2020. Si tratta di un passaggio chiave per le navi provenienti dall’Asia attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb largo 30 km. Circa la metà delle merci trasportate attraverso il canale è composta da merci containerizzate. Questa rotta è anche essenziale per le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico all’Europa e al Nord America.

Le petroliere che trasportano diesel e carburante per aeromobili dal Medio Oriente e dall’Asia subiscono deviazioni, ed è probabile che anche le spedizioni di container contenenti beni di consumo, materie prime, abbigliamento e cibo subiscano ritardi. La situazione potrebbe avere un impatto significativo sulla catena di approvvigionamento globale e sollevare sfide logistiche e finanziarie per le aziende coinvolte nelle spedizioni internazionali. Secondo le stime della banca olandese ING, la deviazione delle spedizioni attorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 3.000-3.500 miglia nautiche (6.000 km) ai viaggi tra Europa e Asia, prolungando di circa 10 giorni la durata complessiva. L’effetto a catena previsto sui tempi di consegna nei porti del Regno Unito e nei principali hub europei come Rotterdam, Anversa e Amburgo potrebbe essere significativo a causa dei tempi di spedizione prolungati.

Conseguenze che si ripercuoteranno a breve anche sull’economia delle piccole e medie imprese del territorio, come attestano le stime di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Attraverso il canale di Suez, infatti, transita il 40% del commercio estero padovano per l’Asia: su 12,980 miliardi di esportazioni padovane, 1,27 miliardi riguarda il mercato asiatico, dato da cui si può stimare che circa 410 milioni di prodotti “padovani” passino attraverso il canale di Suez. E si può stimare in circa 800 milioni l’import di prodotti che ora rischiano lo stop. Il blocco pone seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili alle imprese, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal PNRR, dato che i comparti più esposti sono i macchinari, elettronica, mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, tessile e farmaceutica. Una situazione simile a quella che si ritrova allargando la prospettiva al Veneto. Con la crisi di Suez e i venti di guerra nel Mar Rosso sono a rischio 15,2 miliardi di import-export per le imprese della regione. Secondo Unioncamere, l’impatto maggiore è sul flusso delle importazioni: nel 2022 il Veneto ha infatti importato merci per 11,8 miliardi da Asia Orientale, Cina e India, l'81% delle quali si stima transitino per la via più breve attraverso il Canale di Suez, per un valore di 9,5 miliardi di euro di approvvigionamenti esposti alle attuali criticità logistiche: macchinari industriali e suoi componenti, calzature, altre apparecchiature elettriche. Le esportazioni dal Veneto che passano da Suez valgono invece 5,7 miliardi - macchinari, concia e pelli, occhialeria -, merci dirette verso Asia Orientale e India. Si tratta di poco meno il 7% dell’export regionale.

«Questa interruzione sta provocando un aumento dei costi di spedizione dall’Asia all’Europa, alimentando il timore di una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi», commenta il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Il reindirizzamento delle navi comporterà costi aggiuntivi notevoli, stimati fino a un milione di dollari in carburante extra per ogni viaggio di andata e ritorno tra Asia ed Europa. Allo stesso tempo, si prevede un aumento dei costi assicurativi, contribuendo al rincaro complessivo delle spedizioni. E va considerato l’impatto sul piano dei ritardi nelle consegne. A giocare un ruolo importante nell’assorbire il contraccolpo di questa ennesima crisi del trasporto marittimo, dopo le lezioni impartite dalla pandemia, sarà infatti la capacità di stoccare scorte a terra, giocando su quel surplus di produzione e sulle parziali rilocalizzazioni produttive avvenute negli ultimi anni. Per farlo serve però spazio e in Italia non brilliamo per lungimiranza negli investimenti e adeguamenti infrastrutturali significativi. Così il rischio che, ancor più che nel passato, gli hub di Le Havre, Rotterdam, Amburgo, insomma, i porti del Nord Europa, si avvantaggino per via delle monumentali opere di ampliamento eseguite nel corso degli anni è quasi scontato».

«Ma a questo tema non possiamo non legare un ulteriore spunto di riflessione», aggiunge il presidente Valerio, «legato alla necessità - peraltro già da noi segnalata da oltre una decina d’anni… - di prevedere progetti di rientro o riattivazione di attività “delocalizzate”. La questione, che ci sta molto a cuore, oggi è indicata attraverso il termine reshoring: da un lato consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, dall’altro parliamo di capitali che tornerebbero a dar linfa all’economia del territorio, portando nuovo sviluppo e assunzioni. Ecco perché occorre fare il possibile per incentivarlo, creando le condizioni per riuscirci e rendendo Padova attrattiva da questo punto di vista».

Sul tema, il presidente può riportare l’esperienza diretta della sua azienda, la JVP, che produce pavimenti tecnici sopraelevati. «Stiamo consegnando proprio da inizio anno un grosso cantiere in Australia, circa 15 containers da 20 piedi al mese, fino a giugno 2024. I tempi di transito crescono a dismisura a causa dell’obbligato periplo di Buona Speranza, con immaginabili drammatici extra costi. Il trasporto lo paga il cliente, ma il rischio commerciale resta enorme».

 

Nella foto il presidente Carlo Valerio

L’Associazione traccia il bilancio di un anno difficile e importante, in cui la produzione industriale scende in territorio negativo (-2,7%), ma nel quale l’export continua a premiare le aziende padovane (+5%), così come resta positivo il saldo nelle assunzioni (+7.225). Il presidente Carlo Valerio: «Tante sfide per gli imprenditori, che hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi: surreale il dibattito politico di questi giorni, siano gli elettori a scegliere. Il buon governo va premiato».

 

Economia padovana: pur in un momento complicato si può guardare con fiducia al 2024, nonostante tutto. Lo attestano i dati congiunturali elaborati da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che, come da tradizione a dicembre, ha messo in fila i principali indicatori economici del territorio, in vista di un anno particolarmente importante anche dal punto di vista politico, con le elezioni europee a giugno e le amministrative che coinvolgeranno 310 comuni veneti e 52 comuni padovani, mentre già ferve il dibattito sulle elezioni regionali del 2025, incentrato sulla questione del terzo mandato. Un dibattito che il presidente Carlo Valerio non esita a definire «surreale e dannoso, perché gli imprenditori hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi e chi ha lavorato bene, come il presidente Zaia a livello regionale e tanti amministratori, di centrosinistra e di centrodestra, a livello locale, avrebbe tutto il diritto di ripresentarsi alle urne lasciando che siano i cittadini a valutare il lavoro svolto. Presidente della Regione e sindaci sono figure apicali al servizio del territorio, con competenze che si costruiscono nel tempo. Gli imprenditori lo sanno bene. Non per niente molte aziende, piccole e grandi, contano su guide che rimangono al vertice per decenni: chiaramente non possiamo accomunare pubblico e privato, ma è evidente che l’esperienza è un valore importante. Perché rinunciarci a prescindere, quando comunque saranno i cittadini a esprimersi sulla qualità dell’operato?».

I DATI CONGIUNTURALI: SEGNALI DISCORDANTI

Prima i numeri. Da un lato, nel terzo trimestre 2023, la produzione industriale manifatturiera in Veneto riporta una variazione del -2,7% rispetto al terzo trimestre 2022, a segnare una frenata su base tendenziale, che risente ancora del contro-rimbalzo sul 2022. Una tendenza che si riscontra anche nel territorio padovano, nel quale le unità di impresa registrate sono 85.581 (erano 85.616 un anno prima), di cui 11.076 nell’industria, contro le 11.289 dell’anno precedente, con un calo di 213.

Dalla voce “export” arrivano i segnali più incoraggianti: al terzo trimestre del 2023 il saldo è positivo dello 0,7% in Veneto (per un totale di 61,2751 miliardi) e di un consistente 5% per le imprese della provincia di Padova, le cui esportazioni, nei 9 mesi tra gennaio e settembre 2023, sono salite a 10,1095 miliardi di euro (contro i 9,6269 miliardi nell’analogo periodo del 2022). Il tutto si ripercuote anche sulle previsioni relative al Pil, che dopo il +4,4% dello scorso anno, nel territorio vedrà il 2023 chiudersi con un +0,9% per assestarsi nel 2024 su un +0,6%, comunque superiore allo 0,4% della probabile crescita a livello nazionale.

Positivo, poi, il saldo relativo ad assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro: a oggi Padova registra +7.225 posizioni lavorative nel corso del 2023, con un +4.450 nelle assunzioni a tempo indeterminato. A tutto questo fa da contraltare la cronica difficoltà delle imprese di trovare lavoratori adeguati alle loro esigenze. Nello specifico, entro febbraio le aziende venete hanno in programma di assumere 120.360 persone, quelle padovane 21.280 (di cui 8.660 nell’industria). Ma, nel 53,9% dei casi, sanno già che sarà difficile trovarli, vuoi per mancanza di candidati, vuoi per la loro preparazione non idonea. Un quadro particolarmente fosco in alcuni settori, perché le difficoltà di reperimento salgono al 67,3% per gli operai specializzati. Per alcune voci specifiche, poi, il fenomeno assume proporzioni drammatiche, si pensi agli operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni, introvabili nel 92,2% dei casi, e a fonditori, saldatori, lattonieri, calderai e montatori di carpenteria metallica, irreperibili nell’82% dei casi.

Infine, nel valutare il quadro generale delle prospettive per il 2024 va considerato, appunto, che il prossimo sarà anno di elezioni: a giugno sono in programma quelle per il rinnovo del Parlamento europeo, ma si voterà anche in 52 comuni del territorio padovano, mentre, di fatto, è già iniziata la campagna elettorale in vista delle regionali del 2025.

IL COMMENTO: «TANTE SFIDE, OCCORRE PROCEDERE UNITI»

«Mai come in questo momento, anche nel campo delle politiche industriali nazionali ed estere, c’è bisogno di procedere uniti e nella stessa direzione. Le nostre imprese si trovano ad affrontare numerose sfide, compresa quella delle guerre in atto e della scomposizione e ricomposizione degli equilibri geopolitici internazionali, che hanno ovvie ripercussioni sul piano economico. E ancora: pur nel progressivo contenimento dei costi dell’energia e delle materie prime, le difficoltà della logistica e lo spropositato costo del denaro continuano ad affaticare il sistema che Confapi rappresenta, e non solo quello. Nonostante questo quadro così complesso e mutevole, le nostre imprese continuano a essere competitive, anche grazie alla loro capacità di affacciarsi sui mercati esteri», afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio commentando i dati elaborati su fonte Fabbrica Padova, Unioncamere del Veneto, Camera di Commercio di Padova, Istat, Regione Veneto, Veneto Lavoro e Prometeia.

«In questo quadro sono tante le sfide a cui siamo chiamati: investire in formazione per superare barriere culturali ed economiche che frenano la digitalizzazione e la transizione green; investire sul miglioramento delle competenze di gestione e controllo; investire sulle risorse umane attualmente introvabili, anche attraverso specifiche azioni di reclutamento e formazione di personale extra europeo nei paesi di origine», aggiunge Valerio. Che poi chiosa: «In un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo, chi fa impresa ha bisogno, appunto, di stabilità e interlocutori certi. Per cui ci sentiamo di lanciare una provocazione: nel momento in cui in Parlamento si sta lavorando a un accordo tra i partiti di maggioranza per garantire un mandato in più rispetto ai due attuali per i sindaci tra i 5 e i 15 mila abitanti - il che potrebbe consentire a 6 primi cittadini del territorio padovano di candidarsi per un terzo incarico - perché dovrebbe essere vietato nei comuni più grandi e in Regione? In una democrazia è il cittadino che sceglie di confermare o mandare a casa un sindaco, un governatore o un presidente del consiglio - qualora si dovesse arrivare all’elezione diretta -, perché porre un limite alle sue possibilità di scelta?».

Confapi Padova ed ENEA - Agenzia nazionale per l’Energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile - hanno organizzato un incontro per presentare alle imprese gli strumenti per ridurre il loro impatto ambientale, risparmiare sui costi e migliorare la competitività. Oggi, nell’area euro, solo in Germania l’energia costa più che da noi. Ilaria Bertini (Direttrice Dipartimento Efficienza Energetica, ENEA): «L’efficienza energetica è prioritaria nel futuro delle Pmi». L’assessore Antonio Bressa: «Nella missione neutralità climatica le imprese hanno un ruolo fondamentale».

Un momento di confronto tra imprenditori e istituzioni sull’implementazione di politiche di efficienza energetica. Confapi Padova ed ENEA - Agenzia nazionale per l’Energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile - hanno organizzato a Villa Italia un incontro rivolto agli imprenditori, per presentare gli strumenti dedicati alle Pmi, tra cui il tool e le linee guida pratiche per la redazione della diagnosi energetica, sviluppati rispettivamente all’interno del Piano di Sensibilizzazione e del progetto H2020 LEAP4SME. L’incontro ha fornito anche l’occasione per presentare il piano “Padova 2030 missione neutralità climatica”, promosso dal Comune.

Alcuni dati inquadrano la situazione attuale. Secondo l’Eurostat le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 75,6% più delle grandi. In Italia i costi dell’energia elettrica per le Pmi sono tra i più alti: fra tutti i paesi dell’area euro solo rispetto alla Germania le nostre imprese pagano meno (del 12,6%). Le Pmi scontano un deficit di competitività sui mercati internazionali dovuto al prezzo di acquisto dell’energia, che è mediamente di oltre il 15% superiore rispetto alla media europea. Riguardo al costo del gas, nello specifico, le Pmi italiane sono al terzo posto (dopo Finlandia e Portogallo) per la tariffa più alta (+7,6%). Ebbene, in base ai dati ENEA le Pmi energivore venete potrebbero ottenere risparmi per il 13% attraverso rinnovabili e cogenerazioni, cui aggiungere un altro 8,4% attraverso altre aree di intervento. Ma tutte le imprese hanno la possibilità di migliorare le proprie prestazioni e risparmiare, perché gli strumenti non mancano, dai Certificati Bianchi, al Conto Termico, dal Fondo Nazionale Efficienza Energetica all’Ecobonus, dal Fondo transizione industriale alle misure del piano Transizione 4.0, dagli Investimenti sostenibili 4.0 alle misure relative ai Beni strumentali - Nuova Sabatini, sino al Fondo di garanzia per le PMI. Tutte sono state illustrate nell’occasione.

Ad aprire la giornata l’intervento del presidente di Confapi Padova Carlo Valerio, che ha sottolineato come «appuntamenti come questo diano centralità anche alle imprese, impegnate nell’affrontare la sfida della transizione energetica, oggi centrale anche per la loro competitività. Molto spesso non sono però al corrente delle opportunità a disposizione, ed ecco perché momenti come questo diventano preziosi». A introdurre i lavori il direttore dell’Associazione Davide D’Onofrio, a moderare la discussione Jonathan Morello Ritter, presidente di Confapi Ambiente Padova, e Federico Chiopris, Team Energy Duezerocinquezero, importante forum padovano sulle energie rinnovabili.

La tappa padovana ha chiuso la seconda annualità della campagna di formazione e informazione per l’esecuzione delle diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese realizzata da ENEA di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. È stata ideata con l’obiettivo di fornire alle Pmi strumenti e conoscenze per superare le barriere economiche, finanziarie e a livello di competenze che ostacolano la realizzazione delle diagnosi energetiche. Ilaria Bertini, Direttrice Dipartimento Efficienza Energetica, ENEA, ha introdotto la discussione soffermandosi sui benefici derivanti dall’efficientamento energetico per le Pmi. «È una partita in cui tutti hanno modo di vincere. Per le imprese c’è l’innovazione dei processi produttivi: possono derivare tanti vantaggi dal risparmio energetico, se lo vediamo come un trampolino di lancio per un percorso di sostenibilità più ampio, che può arrivare all’introduzione di processi di economia circolare. Ci sono poi gli effetti positivi sull’ambiente: l’attenzione alla sostenibilità è un tema che trova sempre più attenzione da parte dei clienti finali».

Ad affiancarla, entrando nello specifico, Marcello Salvio (Responsabile Laboratorio Efficienza Energetica nei Servizi Economici, ENEA) che ha incentrato il suo intervento sul piano di sensibilizzazione per le Pmi ai sensi dell’Art. 8 comma 10 ter D.Lgs. 102/2014; Carlos Herce (Laboratorio Efficienza Energetica nei Servizi Economici ENEA) che si è dedicato a consumi, barriere e misure di supporto per le Pmi in Italia; Antonio D’Angola, Professore Università della Basilicata, chiamato a presentare ATENEA4SME, il tool per l’efficienza energetica delle PMI, presentando casi pratici applicativi, e Chiara Martini (Tecnologa ENEA), con un focus su interventi efficienza energetica per le Pmi.

L’assessore Antonio Bressa, illustrando il piano “Padova 2030 Missione Neutralità climatica”, ha affermato: «Padova è inserita tra le nove città italiane e tra le 100 europee che hanno come obiettivo la neutralità climatica nel 2030. È pertanto chiamata a una sfida molto ambiziosa: quella di migliorare la qualità ambientale e la vita stessa di tutti i suoi cittadini. Per riuscirci è necessario coinvolgere il tessuto produttivo, che ha un ruolo di primo piano in questa battaglia, in cui le imprese sono chiamate ad adottare modelli di sviluppo sempre più attenti. In questo senso il confronto con Confapi e le imprese che essa rappresenta è fondamentale, proprio perché mirato ad allineare i percorsi intrapresi».

Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha preso in esame 18 tra i bandi più importanti dedicati agli investimenti per l’industria - 11 nazionali, 5 regionali e 2 camerali -  pubblicati tra il 2021 e il 2022: in Veneto esiti in media contenuti nei 120 giorni, a livello nazionale si allungano fino ad arrivare al caso limite dell’anno e mezzo di attesa (e a un iter di 23 mesi tra la pubblicazione del bando e l’esito). Il direttore Davide D’Onofrio: «Semplificare il sistema e avvicinarlo alle imprese: così è impossibile programmare i propri investimenti». La relazione sul Ddl incentivi presentata dall’onorevole Maurizio Casasco: «Dei 25 miliardi concessi nel 2021 ne sono stati erogati solo il 23%. Siamo al lavoro per la riforma».

 

Oltre un anno di attesa per sapere se la propria domanda è stata accettata o meno, con casi estremi che arrivano ai 500 giorni ad aspettare vanamente una risposta, rispetto ai 60 preannunciati dall’ente promotore. Per intendersi: dalla pubblicazione di un bando agli esiti effettivi possono trascorrere anche 23 mesi, tempo record riscontrato da alcune aziende per il Fondo Pmi Creative di Invitalia. Una maratona che le imprese che decidono di partecipare ai bandi nazionali per i contributi a fondo perduto conoscono bene. All’indomani dell’approvazione in Parlamento del Ddl Incentivi, Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha esaminato 18 tra i bandi più significativi che, tra il 2021 e il 2022, hanno riguardato gli incentivi alle industrie (11 a livello nazionale, 5 a livello regionale e 2 a livello provinciale), prendendo in considerazione sia i tempi - e i ritardi - nella pubblicazione delle graduatorie, sia l’intero iter temporale che separa la pubblicazione del bando dall’effettiva assegnazione delle risorse.

L’eccesso è quello del già citato Fondo Pmi creative e del Fondo Impresa femminile, entrambi gestiti da Invitalia - l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa - per i quali la pubblicazione delle graduatorie era stata annunciata entro due mesi. Si sono invece accumulati ritardi monstre, con alcune aziende che ancora a oggi attendono risposte (dopo 400 giorni dalla presentazione della domanda e a 23 mesi di distanza dalla pubblicazione del bando). Tempistiche simili per il Fondo Impresa Femminile. Tempi lunghissimi anche per il Bando ISI Inail, per i quali gli esiti provvisori sono annunciati entro 14 giorni dal click day, ma ne servono 150 per gli elenchi definitivi, con l’arco temporale che assume proporzioni mastodontiche considerando che tra la pubblicazione del bando e l’esito comunicato all’azienda in alcuni casi documentati sono trascorsi 17 mesi. Tempi lunghi pure per i bandi destinati alla tutela e valorizzazione della proprietà industriale (MIMIT - Invitalia - Unioncamere) e per le Linee Simest PNRR 2022 (esiti variabili, in alcuni casi documentati siamo oltre i sei mesi di attesa). E c’è un dato su cui è il caso di soffermarsi: in generale, considerando tutti i bandi nazionali presi in esame tra il 2021 e il 2022, la media del tempo che trascorre tra la pubblicazione e gli esiti supera l’anno. 

Va decisamente meglio per i bandi promossi dalla Regione Veneto, dove in media i tempi per ottenere gli esiti si riducono intorno ai 120 giorni, con esempi felici come quello del Bando per l’erogazione di contributi alle PMI giovanili 2021 e del Bando per l’erogazione di contributi alle PMI a prevalente partecipazione femminile 2021, per i quali i risultati sono arrivati in alcuni casi in due mesi, prima dei 90 giorni previsti. Qui, considerando i bandi presi in esame, la media del tempo che trascorre tra la pubblicazione e gli esiti è di circa 6 mesi, meno della metà rispetto ai bandi nazionali. Ancora più rapido il responso da parte della Camera di Commercio di Padova per le due proposte prese in esame: il Bando a supporto della transizione verso “Impresa 4.0” sia nel 2021 sia nel 2022 ha prodotto gli esiti in anticipo di quasi un paio di mesi rispetto alla data indicata. E se l’iter complessivo nel 2021 si è protratto tra i 7 e i 10 mesi, nel 2022 è stato rapidissimo, con due soli mesi a separare la pubblicazione del bando e gli esiti, arrivando a una media tra i due anni presi in esame che, come a livello regionale, si attesta sui 6 mesi.

«Il panorama degli strumenti a supporto degli investimenti delle PMI è stato rafforzato e integrato nell’ultimo decennio portando a un’offerta decisamente vasta, ed è bene, ma anche molto frastagliata: si sono moltiplicati i soggetti che erogano le risorse - ognuno, ovviamente, a modo suo - che finiscono per risultare spesso inadeguate rispetto alla domanda», afferma il direttore di Confapi Padova Davide D’Onofrio. «Queste sproporzioni spingono a una competizione a click day, affidando in buona sostanza al caso l’assegnazione delle risorse tra gli aventi diritto. D’altro canto, i soggetti che optano per una valutazione di merito dei progetti da finanziare si devono confrontare, e questo fa sì che per i bandi nazionali i tempi finiscano con l’essere necessariamente molto lunghi. In sintesi, tra l’incertezza dei click day e i tempi di valutazione delle competizioni a punteggio, si finisce per generare incertezza e inefficienza intorno a risorse preziosissime per il sostegno al comparto produttivo».

«Uno dei problemi più seri di chi investe in Italia è quello, appunto, dell’incertezza, che impedisce di programmare i propri investimenti. E invece è necessario dare alle imprese un panorama sicuro e definito. E, a esaminare i bandi, si nota come, più vicino è l’ente che li finanzia, più rapida ed efficace è la risposta: un motivo in più per sostenere la necessità di approdare quanto prima a un’autonomia differenziata in grado di accorciare le distanze tra chi detiene il potere decisionale, i cittadini e le imprese. Oggi più che mai, per rimanere competitive le aziende hanno infatti la necessità di agire sul mercato con una tempestività che, nell’attuale panorama, rischia di perdersi. Infine», conclude D’Onofrio, «tenete presente che la maggior parte dei bandi non sono retroattivi, per cui l’investimento oggetto della domanda di contributo da parte dell’azienda deve attenderne l’iter, in tutto o in parte. Il risultato? Non sono poche le aziende rinunciano al contributo ottenuto per mutate esigenze e/o condizioni di mercato (si pensi solo al rialzo dei tassi di interesse nell’ultimo biennio). È evidente come il Governo debba muoversi con urgenza in una duplice direzione: semplificare e sburocratizzare l’intero sistema. Ci sono segnali in tal senso, e il fatto che sia stato approvato il Ddl Incentivi non può che essere salutato positivamente, ma lo Stato deve fare in modo di essere più vicino ai cittadini e agli imprenditori».

Che il tema sia caro al mondo delle imprese è evidente. Non a caso, proprio l’ex presidente nazionale di Confapi, l’onorevole Maurizio Casasco - componente della X Commissione “Attività produttive, commercio e turismo” - ha presentato in Parlamento una relazione in merito al disegno di legge di delega al Governo, poi approvato da entrambe le Camere, “in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese”. Nella sua relazione (disponibile in allegato) l’onorevole Casasco entra «nel dettaglio un universo di 1.982 interventi diversi per l’anno 2021, sulla base dei quali sono stati concessi 25.142,9 milioni di euro di agevolazioni. Ma gli elementi che destano preoccupazione consistono nel fatto che dei 25 miliardi concessi nel 2021 ne sono stati erogati solo il 23% e che la loro distribuzione territoriale è sperequata, con tre regioni destinatarie del 64% delle concessioni (Lombardia, Lazio e Piemonte). Dunque l’obiettivo di questa riforma, assolutamente decisiva, è quello di rimettere la spesa per il sostegno delle imprese nei termini in cui va affrontata: corretto riparto territoriale delle risorse, rapidità delle istruttorie e dell’assegnazione delle risorse, coerenza degli obiettivi, coordinamento con le regioni, multifunzionalità delle banche dati e accesso semplificato alle stesse, risparmio di spesa». E che sia un obiettivo da perseguire in fretta attraverso i decreti delegati che applicheranno la legge è, ormai, assodato.

 

Nella foto il direttore di Confapi Padova Davide D’Onofrio