NEWS DAL TERRITORIO

Si è insediata a Reggio Calabria, presso l’Aula Federica Monteleone, la “Consulta regionale della Legalità”. A rappresentare il Presidente Francesco Napoli, delegato per Confapi Calabria, la Presidente ConfapiD Susanna Quattrone.

Al consesso sono intervenuti il Presidente della Commissione Pietro Molinaro, l'assessore regionale alla legalità Filippo Pietropaolo, il prefetto Maria Grazia Nicolò collegata da remoto, e i consiglieri regionali Giuseppe Gelardi, già presidente della Commissione, Antonello Talerico e Ferdinando Laghi. Dagli interventi sono scaturiti importanti momenti di riflessione e confronti con tutte le parti presenti. Pensiero comune è la lotta all’illegalità e alle infiltrazioni mafiose che destabilizzano il mercato e danneggiano le realtà imprenditoriali virtuose disincentivando, di fatto, gli investimenti in questa regione.

L’impegno di Confapi Calabria rientra in un percorso intrapreso già da tempo supportando gli associati attraverso strumenti di prevenzione come il Protocollo d’Intesa sottoscritto con l’Arma dei Carabinieri e il Protocollo di Legalità, siglato a livello nazionale tra la Confederazione della piccola e media industria privata e il Ministero dell’Interno.

 

"L'incertezza determinata da decisioni tardive si ripercuote su investimenti, imprese e occupazione". È quanto dichiara Raffaele Marrone, presidente Confapi Napoli e responsabile Zes Confapi nazionale. "Gli incarichi degli otto commissari delle Zes originarie sono scaduti il 31 Dicembre e ad oggi, nonostante la proroga annunciata del trasferimento delle funzioni al 1° Marzo, quest'ultima non è stata ancora pubblicata sulla Gazzetta ufficiale".

"Questo significa - continua - conferenze di servizi ferme al palo e investimenti bloccati. Siamo consapevoli della complessità dell'intera macchina burocratica ed è per questo che con grande cautela e fiducia attendiamo che si realizzi quanto sottoscritto e annunciato».

«Riteniamo inoltre improcrastinabile un tavolo di confronto nel breve periodo con il ministro Fitto affinché si possa fare maggiore chiarezza sulle procedure da intraprendere per l'accesso alle agevolazioni per le imprese e per la presentazione dei progetti. Auspichiamo, pertanto, di poter avviare un confronto rapido su queste tematiche che riguardano da vicino imprenditori e aziende".

Luigi Pino è stato confermato presidente di Confapi Toscana per il prossimo triennio. L’assemblea elettiva che si è tenuta nei giorni scorsi con i rappresentanti di tutte le territoriali toscane di Confapi, oltre la rielezione di Pino, ha sancito la nomina della nuova Giunta di presidenza che si è arricchita di tre Vicepresidenti con deleghe: Carlo Cioni (con delega alle proposte di semplificazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione), Franco Vaselli (con delega al Credito e alle politiche di Sviluppo Economico), Gianpaolo Pacini (con delega alla promozione del Protocollo di Legalità sottoscritto da Confapi con il Ministero degli interni), e Andrea Bottai, vicepresidente nazionale di Confapi Aniem. Juri Sbrana è stato designato Segretario della Federazione regionale.

“Sono molto soddisfatto dell’esito dell’assemblea” ha affermato il Presidente Pino, “la nostra Associazione gode ormai da tempo di una costante crescita ed una rinnovata partecipazione, un percorso fatto di impegno e concretezza che ci ha permesso in questi anni di riaffermare la centralità della rappresentanza quale elemento fondante della nostra attività quotidiana, e ridimensionare il ruolo di attività e servizi complementari che guardando al panorama dei corpi intermedi rischiano talvolta di far perdere la strada maestra, e certo non sono il vero interesse del target di imprese che rappresentiamo”. “La Giunta di presidenza - ha aggiunto - è formata da quattro componenti, tre dei quali nominati anche Vice Presidenti, ognuno con una propria delega, attribuita in base alle singole esperienze e competenze. Questa scelta determinerà una maggiore capacità della Federazione regionale di rappresentare le istanze delle territoriali e della stessa base associativa e presidiare con competenza i rapporti con le Istituzioni e la partecipazione ai tavoli” ha concluso Pino.

L’Associazione traccia il bilancio di un anno difficile e importante, in cui la produzione industriale scende in territorio negativo (-2,7%), ma nel quale l’export continua a premiare le aziende padovane (+5%), così come resta positivo il saldo nelle assunzioni (+7.225). Il presidente Carlo Valerio: «Tante sfide per gli imprenditori, che hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi: surreale il dibattito politico di questi giorni, siano gli elettori a scegliere. Il buon governo va premiato».

 

Economia padovana: pur in un momento complicato si può guardare con fiducia al 2024, nonostante tutto. Lo attestano i dati congiunturali elaborati da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, che, come da tradizione a dicembre, ha messo in fila i principali indicatori economici del territorio, in vista di un anno particolarmente importante anche dal punto di vista politico, con le elezioni europee a giugno e le amministrative che coinvolgeranno 310 comuni veneti e 52 comuni padovani, mentre già ferve il dibattito sulle elezioni regionali del 2025, incentrato sulla questione del terzo mandato. Un dibattito che il presidente Carlo Valerio non esita a definire «surreale e dannoso, perché gli imprenditori hanno bisogno di stabilità e interlocutori certi e chi ha lavorato bene, come il presidente Zaia a livello regionale e tanti amministratori, di centrosinistra e di centrodestra, a livello locale, avrebbe tutto il diritto di ripresentarsi alle urne lasciando che siano i cittadini a valutare il lavoro svolto. Presidente della Regione e sindaci sono figure apicali al servizio del territorio, con competenze che si costruiscono nel tempo. Gli imprenditori lo sanno bene. Non per niente molte aziende, piccole e grandi, contano su guide che rimangono al vertice per decenni: chiaramente non possiamo accomunare pubblico e privato, ma è evidente che l’esperienza è un valore importante. Perché rinunciarci a prescindere, quando comunque saranno i cittadini a esprimersi sulla qualità dell’operato?».

I DATI CONGIUNTURALI: SEGNALI DISCORDANTI

Prima i numeri. Da un lato, nel terzo trimestre 2023, la produzione industriale manifatturiera in Veneto riporta una variazione del -2,7% rispetto al terzo trimestre 2022, a segnare una frenata su base tendenziale, che risente ancora del contro-rimbalzo sul 2022. Una tendenza che si riscontra anche nel territorio padovano, nel quale le unità di impresa registrate sono 85.581 (erano 85.616 un anno prima), di cui 11.076 nell’industria, contro le 11.289 dell’anno precedente, con un calo di 213.

Dalla voce “export” arrivano i segnali più incoraggianti: al terzo trimestre del 2023 il saldo è positivo dello 0,7% in Veneto (per un totale di 61,2751 miliardi) e di un consistente 5% per le imprese della provincia di Padova, le cui esportazioni, nei 9 mesi tra gennaio e settembre 2023, sono salite a 10,1095 miliardi di euro (contro i 9,6269 miliardi nell’analogo periodo del 2022). Il tutto si ripercuote anche sulle previsioni relative al Pil, che dopo il +4,4% dello scorso anno, nel territorio vedrà il 2023 chiudersi con un +0,9% per assestarsi nel 2024 su un +0,6%, comunque superiore allo 0,4% della probabile crescita a livello nazionale.

Positivo, poi, il saldo relativo ad assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro: a oggi Padova registra +7.225 posizioni lavorative nel corso del 2023, con un +4.450 nelle assunzioni a tempo indeterminato. A tutto questo fa da contraltare la cronica difficoltà delle imprese di trovare lavoratori adeguati alle loro esigenze. Nello specifico, entro febbraio le aziende venete hanno in programma di assumere 120.360 persone, quelle padovane 21.280 (di cui 8.660 nell’industria). Ma, nel 53,9% dei casi, sanno già che sarà difficile trovarli, vuoi per mancanza di candidati, vuoi per la loro preparazione non idonea. Un quadro particolarmente fosco in alcuni settori, perché le difficoltà di reperimento salgono al 67,3% per gli operai specializzati. Per alcune voci specifiche, poi, il fenomeno assume proporzioni drammatiche, si pensi agli operai addetti a macchinari dell’industria tessile e delle confezioni, introvabili nel 92,2% dei casi, e a fonditori, saldatori, lattonieri, calderai e montatori di carpenteria metallica, irreperibili nell’82% dei casi.

Infine, nel valutare il quadro generale delle prospettive per il 2024 va considerato, appunto, che il prossimo sarà anno di elezioni: a giugno sono in programma quelle per il rinnovo del Parlamento europeo, ma si voterà anche in 52 comuni del territorio padovano, mentre, di fatto, è già iniziata la campagna elettorale in vista delle regionali del 2025.

IL COMMENTO: «TANTE SFIDE, OCCORRE PROCEDERE UNITI»

«Mai come in questo momento, anche nel campo delle politiche industriali nazionali ed estere, c’è bisogno di procedere uniti e nella stessa direzione. Le nostre imprese si trovano ad affrontare numerose sfide, compresa quella delle guerre in atto e della scomposizione e ricomposizione degli equilibri geopolitici internazionali, che hanno ovvie ripercussioni sul piano economico. E ancora: pur nel progressivo contenimento dei costi dell’energia e delle materie prime, le difficoltà della logistica e lo spropositato costo del denaro continuano ad affaticare il sistema che Confapi rappresenta, e non solo quello. Nonostante questo quadro così complesso e mutevole, le nostre imprese continuano a essere competitive, anche grazie alla loro capacità di affacciarsi sui mercati esteri», afferma il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio commentando i dati elaborati su fonte Fabbrica Padova, Unioncamere del Veneto, Camera di Commercio di Padova, Istat, Regione Veneto, Veneto Lavoro e Prometeia.

«In questo quadro sono tante le sfide a cui siamo chiamati: investire in formazione per superare barriere culturali ed economiche che frenano la digitalizzazione e la transizione green; investire sul miglioramento delle competenze di gestione e controllo; investire sulle risorse umane attualmente introvabili, anche attraverso specifiche azioni di reclutamento e formazione di personale extra europeo nei paesi di origine», aggiunge Valerio. Che poi chiosa: «In un periodo così complesso come quello che stiamo vivendo, chi fa impresa ha bisogno, appunto, di stabilità e interlocutori certi. Per cui ci sentiamo di lanciare una provocazione: nel momento in cui in Parlamento si sta lavorando a un accordo tra i partiti di maggioranza per garantire un mandato in più rispetto ai due attuali per i sindaci tra i 5 e i 15 mila abitanti - il che potrebbe consentire a 6 primi cittadini del territorio padovano di candidarsi per un terzo incarico - perché dovrebbe essere vietato nei comuni più grandi e in Regione? In una democrazia è il cittadino che sceglie di confermare o mandare a casa un sindaco, un governatore o un presidente del consiglio - qualora si dovesse arrivare all’elezione diretta -, perché porre un limite alle sue possibilità di scelta?».

Terni si conferma centro all’avanguardia per la formazione su digitale e nuove tecnologie. Lo conferma il grande seguito riscosso dal corso rivolto alle Pmi del territorio denominato “AI per le Pmi – Soluzioni di AI per accelerare i ricavi, ridurre i costi e mitigare i rischi” organizzato dal Terni Digital Week e erogato gratuitamente alle aziende delle associazioni di categoria partecipanti: Confindustria Umbria, Confapi Terni e Confartigianato Imprese Terni.

Il corso ha permesso ai partecipanti di conoscere gli strumenti pratici per sapersi orientare nella selezione di soluzioni e progettualità di AI nelle aziende e nelle diverse realtà produttive definendo gli obiettivi e comunicando in modo chiaro con i diversi stakeholder. In rappresentanza di Confapi Terni, il Direttore Cesare Cesarini ha partecipato alla consegna di premi e diplomi alle aziende ternane che hanno seguito l’evento formativo. Il progetto ‘Terni digitale 2023’ è oggetto del contributo della Fondazione Carit per le attività divulgative e formative di Terni Digital Week che da 5 anni organizza il Festival sull’innovazione Digitale del Centro Italia ideato da Edoardo Desiderio, presidente e fonder di Terni Digital. La docenza del corso è stata affidata al Prof. Marco Belmondo, executive, senior advisor & investor, professionista nazionale accreditato nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale applicata al business. Il coordinamento del corso è stato affidato al Prof. Matteo Bressan, Responsabile scientifico Master cybersecurity – leadership, management, innovation – Università di Roma Lumsa. Tra gli altri hanno partecipato in qualità di uditori anche 3 studenti meritevoli del corso di Laurea in Economia Aziendale dell’Università degli Studi di Perugia e 2 studenti meritevoli dell’Tecnico economico e Professionale per i servizi “A.Casagrande – F.Cesi”.

De Salvo: la Regione e le Province siano al fianco delle imprese 

Fermare l’emorragia dei giovani e ridistribuire la ricchezza

Il Rapporto Svimez 2023 mette in evidenza un Sud sempre più povero rispetto al Centro-Nord e sempre più lontano dall’Europa, con la Basilicata a rischio desertificazione sia industriale che umana e sociale, e con lo spettro dell’autonomia differenziata che si agita minaccioso.

Il Rapporto mette in evidenza che la Basilicata vive una situazione paradossale. Infatti, a fronte di un Pil in crescita (e comunque condizionato dalle industrie estrattiva e automobilistica), aumenta la popolazione in povertà e si spopolano i piccoli comuni. Manca dunque una redistribuzione della ricchezza tra i lucani. E – si sa – se la ricchezza rimane circoscritta fra pochi, il denaro non circola, i consumi ristagnano e l’economia non riparte.

I piccoli segnali di ripresa che avevano caratterizzato il post Covid hanno già esaurito la loro spinta propulsiva e la Basilicata ha ripreso il cammino di progressivo allontanamento dal resto del Paese. La nostra capacità di investimenti e di consumi si è drasticamente ridotta e l’abbandono di politiche keynesiane ha reso la crisi strutturale e ha tagliato gli investimenti in infrastrutture, privilegiando il rigore rispetto alla crescita e abdicando a perseguire politiche di espansione e monetariste.

Le politiche di coesione sono sostanzialmente fallite e gli squilibri territoriali stanno spingendo i nostri giovani a emigrare al Nord e all’estero. L’autonomia differenziata spingerà per una drastica redistribuzione di risorse verso il Centro Nord del Paese e una perdita di posti di lavoro catastrofica.  

Il settore delle costruzioni, che finora ha trainato il Pil lucano, ha invertito la rotta e attende che vengano riattivate le sue capacità anticicliche attraverso idonee politiche di investimenti. In questo senso il PNRR potrebbe essere una grande occasione.

Le prospettive non sono rosee, come dovrebbe essere alla vigilia della programmazione comunitaria 2021-2027. Restano ancora margini per una ripresa? Confapi Matera crede di sì. Cominciando per esempio da una maggiore efficienza di parte della pubblica amministrazione. Il Presidente De Salvo dichiara che le imprese lucane sono pronte a fare la propria parte; tuttavia, esse chiedono alla Regione e alle Province di dare loro gli strumenti adatti per fronteggiare questo periodo di crisi post Covid. 

C’è bisogno – precisa il presidente di Confapi Matera – di una macchina amministrativa della pubblica amministrazione che non rallenti i processi autorizzatori. Non solo i soldi del PNRR e della nuova programmazione comunitaria 2021-2027, dunque, ma anche una maggiore efficienza ed efficacia della spesa, che sburocratizzi gli itinera amministrativi e tenga conto che le imprese quando presentano un progetto non possono attendere anni per la sua realizzazione, quando cioè i progressi della tecnologia lo hanno reso ormai obsoleto.

Nessuno si illude di colmare il divario con il Nord, ma il Paese deve crescere tutto insieme per competere in Europa. Se ai fondi del Pnrr si aggiungono quelli della nuova programmazione comunitaria e le agevolazioni della zona economica speciale, siamo di fronte a un potenziale enorme che fa di questo momento storico un unicum nel panorama nazionale.

 

Perugia, 06 dicembre 2023

AMBIENTE E SOSTENIBILITÀ

La sostenibilità bussa alle porte delle PMI umbre sempre più forte. Più competitive le aziende che colgono la sfida come un’occasione di crescita e business, piuttosto che giocare in difesa solo per rispettare la normativa.

Di grande interesse gli spunti, le indicazioni, le informazioni e i suggerimenti emersi questa mattina a Perugia, all’importante incontro-seminario Informativa societaria sulla sostenibilità e sul Rating ESG”, organizzato da Confapi Perugia e Camera di Commercio dell’Umbria e tenuto presso la sede dell’Ente camerale. Ottima partecipazione delle imprese. L’Ente camerale offre gratuitamente un kit di autovalutazione.

La sostenibilità (intesa a 360 gradi: ambientale, economica, sociale) bussa con forza crescente alle porte delle PMI e a farla diventare una priorità sono da un lato la normativa europea sempre più stringente e, dall’altro, il mercato, sia perché questo tema sta diventando un fattore di competitività in settori economici sempre più numerosi, sia perché se una PMI lavora in filiera con committenti che richiedono un rating ESG (ossia la valutazione sintetica, frutto di misurazioni specifiche, del livello di sostenibilità di un’impresa), così questa PMI deve provvedere un percorso credibile e misurabile in chiave ESG, pena la sua emarginazione sul mercato. Non siamo all’anno zero, ma alle PMI vanno forniti tutti quegli strumenti, quel know-how e anche quegli incentivi - che in parte già ci sono - per accelerare la transizione, mantenendo e accrescendo la propria competitività. Per molte PMI può essere una porta stretta, ma da cui è necessario passare, realizzando un salto culturale importante ma alla portata.

Ha i contorni chiari e netti il messaggio che arriva dall’incontro-seminario “Informativa societaria sulla sostenibilità e sul Rating ESG”, organizzato da Confapi Perugia e Camera di Commercio dell’Umbria, rivolto al mondo delle imprese e dei professionisti per affrontare il tema degli ESG rating e dei cambiamenti in atto a partire dagli aspetti normativi. L’appuntamento si è svolto questa mattina a Perugia, presso la Sala Polivalente dell’Ente camerale.

L’evento, inserito all’interno del Progetto “ESG 2030” promosso dall’ associazione Diligentia ETS, sostenuto da Confapi Perugia e co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, vuole generare consapevolezza fra le imprese, anche lungo le catene di fornitura, sulla necessità e opportunità di un approccio alla Sostenibilità sociale, ambientale e di governance, aiutandole ad individuare percorsi che diano adeguata garanzia di conformità del rating ESG, riconosciuti credibili e affidabili dal sistema finanziario, dai soggetti istituzionali e altri stakeholders.

Ad evidenziare l’importanza della sostenibilità come fattore ormai consolidato di competitività il Presidente della Camera di Commercio, Giorgio Mencaroni, nel suo saluto iniziale: “L’acronimo ESG - Environmental, Social, Governance – che all’inizio sembrava una formula misteriosa, ora è diventato un pilastro della competitività imprenditoriale. Se le grandi imprese ormai hanno effettuato un percorso che le ha portate al Rating ESG e alla redazione del Rapporto di Sostenibilità anche per le normative sempre stringenti dell’Unione Europea, le PMI hanno ancora oggi pochi obblighi normativi in termini di Rating e Rapporto di Sostenibilità, ma tali obblighi è previsto che diventino sempre più forti anno dopo anno. E comunque il mercato è già all’opera, costringendo le PMI a iniziare un percorso misurabile e concreto di sostenibilità, pena la perdita di competitività da parte delle aziende”.

L’importanza del tema è stata al centro del saluto del Presidente di Confapi Perugia, Mauro Orsini, che ha parlato della necessità di un’informazione e formazione penetrante, diffusa e costante per non lasciare indietro le imprese umbre. “Alcuni piccoli e medi imprenditori pensano che sia un tema ancora distante; invece bussa alla loro porta ed è ora che si aprano ad un percorso di sostenibilità e valutazione credibile”.

Cesare Saccani, presidente di Diligentia ETS, ha presentato un’articolata e approfondita relazione su “La domanda d’informazione sulla sostenibilità e gli strumenti: Rating ESG e Rapporto di Sostenibilità”.

Sulla credibilità della valutazione di sostenibilità di un’impresa si è soffermata Elena Battellino, del Dipartimento di Certificazione e Ispezioni di “Accredia”, mentre la rappresentanza della Direzione Generale Generale Economia Circolare del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha incentrato l’attenzione su “La previsioni del rating ESG nei criteri ambientali minimi – CAM e appalti”, rilevando anche come siano già attivi incentivi come la riduzione dell’Iva e il credito fiscale per spingere le PMI sulla strada della sostenibilità.

Antonello Marcucci, Segretario Commissione regionale ABI Umbria, ha parlato su “Gli strumenti delle banche per valutare il Rating di Sostenibilità”, facendo emergere come le banche si siano attrezzate su questo fronte.

Il Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, che ha moderato i lavori, ha messo in evidenza che “l’Ente camerale offre gratuitamente alle imprese un kit di autovalutazione, che può essere trovato facilmente all’interno del sito dell’Ente camerale, che permette di capire alle imprese di capire il loro livello di preparazione e sensibilità di queste tematiche e che offre anche suggerimenti per implementazioni successive. Un modo per fare tutti insieme questa transizione”.

Le conclusioni sono state tirate da Valeria Cardinali, Direttore di Confapi Perugia: “Incontri come questo servono a prendere consapevolezza dell’assoluta necessità di una transizione verso la sostenibilità che deve superare barriere culturali e che deve diventare un’occasione di crescita e di aumento della competitività, non una rincorsa per rispettare le normative che, anche per le Pmi dopo che lo sono state per le grandi imprese, diventeranno via via sempre più esigenti. Occorre convincersi che business e sostenibilità procederanno sempre più di pari passo”.
Link Video: https://www.youtube.com/watch?v=PKdNUl6Lv_Y

La Società materana del settore ICT consegue la certificazione UNI/PDR 125:2002

La Cooperativa E.D.P. La Traccia, società materana operante nel settore ICT e aderente a Confapi, ha conseguito la certificazione UNI/PdR 125:2022 del Sistema di Parità di Genere, rafforzando il suo impegno per un futuro più inclusivo ed entrando a far parte delle aziende del territorio attente a favorire una più equa parità di genere nei luoghi di lavoro e un ambiente inclusivo e rispettoso dei valori di non discriminazione.

La certificazione si basa su un processo di valutazione e di interviste ai dipendenti rispetto a sei indicatori chiave, quali cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

“Questo riconoscimento premia l’impegno intrapreso per realizzare e promuovere un ambiente sempre più inclusivo, equo e ricco dal punto di vista della diversità, tenuto conto della specificità del nostro settore di riferimento. Lavorare per raggiungere un miglior equilibrio di genere, contribuisce a rendere la nostra azienda non solo più equa ma anche più solida, perché in grado di fare leva su capacità e professionalità diverse che si confrontano nella realizzazione degli stessi obiettivi”, ha dichiarato Vito Gravela, Presidente della Cooperativa EDP La Traccia.

Durante il processo di certificazione la Cooperativa E.D.P. La Traccia è stata accompagnata dall’Avv. Anna Maria Carbone, consulente compliance della Società già da diversi anni ed esperta Unioncamere della PdR 125:2002, e dalla SOCIF ECLAT SRL, Organismo di Certificazione accreditato Accredia, con sede a Matera e che opera in partnership con altri Enti Accreditati, anch'esso aderente a Confapi.

Il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo, si dichiara entusiasta del risultato ottenuto dall'Azienda associata “perché dimostra la sensibilità della Società e dal dott. Gravela, che è stato anche Presidente dell'Associazione, volta ad abbattere ogni forma di gender gap nel luogo di lavoro e contribuendo a raggiungere l'obiettivo comune per cui entro il 2026 almeno 1000 imprese italiane dovranno avere superato i test che certificano il superamento del divario di genere. Da non sottovalutare, infine, il fatto che le stazioni appaltanti posso prevedere nei bandi di gara clausole di premialità per l'assunzione di donne e giovani”.

“Un altro risultato raggiunto – sottolinea il Presidente De Salvo - riguarda la collaborazione e la sinergia che si possono creare all'interno di Confapi Matera, perché il valore sociale che si genera in un'Associazione consiste anche nel creare opportunità di lavoro fra le stesse Aziende associate, come in un'unica grande famiglia”.

Confapi Padova ed ENEA - Agenzia nazionale per l’Energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile - hanno organizzato un incontro per presentare alle imprese gli strumenti per ridurre il loro impatto ambientale, risparmiare sui costi e migliorare la competitività. Oggi, nell’area euro, solo in Germania l’energia costa più che da noi. Ilaria Bertini (Direttrice Dipartimento Efficienza Energetica, ENEA): «L’efficienza energetica è prioritaria nel futuro delle Pmi». L’assessore Antonio Bressa: «Nella missione neutralità climatica le imprese hanno un ruolo fondamentale».

Un momento di confronto tra imprenditori e istituzioni sull’implementazione di politiche di efficienza energetica. Confapi Padova ed ENEA - Agenzia nazionale per l’Energia, le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile - hanno organizzato a Villa Italia un incontro rivolto agli imprenditori, per presentare gli strumenti dedicati alle Pmi, tra cui il tool e le linee guida pratiche per la redazione della diagnosi energetica, sviluppati rispettivamente all’interno del Piano di Sensibilizzazione e del progetto H2020 LEAP4SME. L’incontro ha fornito anche l’occasione per presentare il piano “Padova 2030 missione neutralità climatica”, promosso dal Comune.

Alcuni dati inquadrano la situazione attuale. Secondo l’Eurostat le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 75,6% più delle grandi. In Italia i costi dell’energia elettrica per le Pmi sono tra i più alti: fra tutti i paesi dell’area euro solo rispetto alla Germania le nostre imprese pagano meno (del 12,6%). Le Pmi scontano un deficit di competitività sui mercati internazionali dovuto al prezzo di acquisto dell’energia, che è mediamente di oltre il 15% superiore rispetto alla media europea. Riguardo al costo del gas, nello specifico, le Pmi italiane sono al terzo posto (dopo Finlandia e Portogallo) per la tariffa più alta (+7,6%). Ebbene, in base ai dati ENEA le Pmi energivore venete potrebbero ottenere risparmi per il 13% attraverso rinnovabili e cogenerazioni, cui aggiungere un altro 8,4% attraverso altre aree di intervento. Ma tutte le imprese hanno la possibilità di migliorare le proprie prestazioni e risparmiare, perché gli strumenti non mancano, dai Certificati Bianchi, al Conto Termico, dal Fondo Nazionale Efficienza Energetica all’Ecobonus, dal Fondo transizione industriale alle misure del piano Transizione 4.0, dagli Investimenti sostenibili 4.0 alle misure relative ai Beni strumentali - Nuova Sabatini, sino al Fondo di garanzia per le PMI. Tutte sono state illustrate nell’occasione.

Ad aprire la giornata l’intervento del presidente di Confapi Padova Carlo Valerio, che ha sottolineato come «appuntamenti come questo diano centralità anche alle imprese, impegnate nell’affrontare la sfida della transizione energetica, oggi centrale anche per la loro competitività. Molto spesso non sono però al corrente delle opportunità a disposizione, ed ecco perché momenti come questo diventano preziosi». A introdurre i lavori il direttore dell’Associazione Davide D’Onofrio, a moderare la discussione Jonathan Morello Ritter, presidente di Confapi Ambiente Padova, e Federico Chiopris, Team Energy Duezerocinquezero, importante forum padovano sulle energie rinnovabili.

La tappa padovana ha chiuso la seconda annualità della campagna di formazione e informazione per l’esecuzione delle diagnosi energetiche nelle piccole e medie imprese realizzata da ENEA di concerto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. È stata ideata con l’obiettivo di fornire alle Pmi strumenti e conoscenze per superare le barriere economiche, finanziarie e a livello di competenze che ostacolano la realizzazione delle diagnosi energetiche. Ilaria Bertini, Direttrice Dipartimento Efficienza Energetica, ENEA, ha introdotto la discussione soffermandosi sui benefici derivanti dall’efficientamento energetico per le Pmi. «È una partita in cui tutti hanno modo di vincere. Per le imprese c’è l’innovazione dei processi produttivi: possono derivare tanti vantaggi dal risparmio energetico, se lo vediamo come un trampolino di lancio per un percorso di sostenibilità più ampio, che può arrivare all’introduzione di processi di economia circolare. Ci sono poi gli effetti positivi sull’ambiente: l’attenzione alla sostenibilità è un tema che trova sempre più attenzione da parte dei clienti finali».

Ad affiancarla, entrando nello specifico, Marcello Salvio (Responsabile Laboratorio Efficienza Energetica nei Servizi Economici, ENEA) che ha incentrato il suo intervento sul piano di sensibilizzazione per le Pmi ai sensi dell’Art. 8 comma 10 ter D.Lgs. 102/2014; Carlos Herce (Laboratorio Efficienza Energetica nei Servizi Economici ENEA) che si è dedicato a consumi, barriere e misure di supporto per le Pmi in Italia; Antonio D’Angola, Professore Università della Basilicata, chiamato a presentare ATENEA4SME, il tool per l’efficienza energetica delle PMI, presentando casi pratici applicativi, e Chiara Martini (Tecnologa ENEA), con un focus su interventi efficienza energetica per le Pmi.

L’assessore Antonio Bressa, illustrando il piano “Padova 2030 Missione Neutralità climatica”, ha affermato: «Padova è inserita tra le nove città italiane e tra le 100 europee che hanno come obiettivo la neutralità climatica nel 2030. È pertanto chiamata a una sfida molto ambiziosa: quella di migliorare la qualità ambientale e la vita stessa di tutti i suoi cittadini. Per riuscirci è necessario coinvolgere il tessuto produttivo, che ha un ruolo di primo piano in questa battaglia, in cui le imprese sono chiamate ad adottare modelli di sviluppo sempre più attenti. In questo senso il confronto con Confapi e le imprese che essa rappresenta è fondamentale, proprio perché mirato ad allineare i percorsi intrapresi».

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