NEWS DAL TERRITORIO

La città di Piacenza sarà ridisegnata dal Piano urbanistico generale (Pug), lo strumento di pianificazione e governo del territorio che il Comune sta mettendo a punto da oltre un anno – insieme a enti, associazioni di categoria, sindacati e cittadini – e che tocca diversi punti cruciali della vita economica, ambientale, sociale, lavorativa cittadina. Centrali sono i temi della rigenerazione urbana e del consumo di suolo, ineludibile e perentoria l’intenzione della giunta di non espandere la città (ne è un esempio la decisione di costruire il nuovo ospedale nell’area 5 della “Madonnina”, interna alla tangenziale, anziché nell’area 6 delle “Novate”, esterna). Ci sarà posto anche per la mobilità “dolce” che contrasterà la “dittatura” delle auto, oltre a un generale ripensamento di luoghi strategici e porzioni di città come il fronte fluviale, la zona della stazione, il comparto logistico. La pluralità di aspetti toccati porta il Comune, che ha preventivato la chiusura del Pug entro il 2024, a prendere coscienza delle istanze e delle esigenze esposte dai rappresentanti di tutti i settori economici, sociali, produttivi, lavorativi, formativi, sanitari. Numerosissime le idee e le posizioni emerse da novembre 2022 – quando l’iter del piano è iniziato nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese – fino ad oggi: questo il motivo per cui, avvicinandoci sempre più alla stesura definitiva, abbiamo fatto una sintesi dei “desideri” e delle perplessità delle realtà del territorio. Una questione chiave è quella che riguarda l’economia, il lavoro e quindi le imprese: dopo l’analisi di Confindustria, focalizziamo l’attenzione sulle piccole e medie industrie. L’idea di un “giusto mezzo” fra sostenibilità ambientale ed economica è alla base della posizione di Confapi Industria.

“Il Pug è uno strumento fondamentale per avere una visione strategica della città in termini di sostenibilità. Che deve essere sicuramente ambientale – afferma Giacomo Ponginibbi, presidente di Confapi Industria Piacenza – ma anche una sostenibilità e una crescita economica. I due aspetti vanno affrontati con grande pragmatismo, in modo che l’uno non danneggi l’altro. Dunque, secondo me, non è opportuna né una crescita esponenziale e incontrollata di aree industriali né un blocco a priori per temi ambientalistici: non chiudere a prescindere la possibilità alle aziende di insediarsi o a quelle esistenti di ampliarsi, ma allo stesso tempo valutare con attenzione il prodotto dell’azienda nuova che chiede di venire”. La posizione strategica della città di Piacenza nel nord Italia può essere sfruttata meglio secondo la Confederazione italiana della piccola e media industria privata. “Piacenza deve diventare attrattiva, soprattutto per la sua posizione strategica dal punto di vista logistico, visto che siamo l’anticamera di Milano”. Il recupero delle aree dismesse è una priorità per Confapi così come per Confindustria, ma l’idea di Ponginibbi si discosta per quanto riguarda la ridestinazione. “Progettiamo sulle aree dismesse – dice – per potenziare la rete scolastica e soprattutto l’offerta universitaria, con nuove facoltà in particolare nell’ambito tecnico e tecnologico per avere nuove figure professionali specializzate”. Il sogno è quello di fare di Piacenza un polo universitario, così che “sempre più giovani si laureino sul territorio”.

Al tema formativo se ne accosta un altro. E cioè il problema della “fuga” dei laureati piacentini verso altre rive, in particolare verso la vicina metropoli milanese, che si scontra con la difficoltà delle aziende del territorio nel reclutare figure professionali. “Mancano soprattutto ingegneri meccanici, operatori tecnici, ma anche lavoratori dei servizi commerciali e marketing – rivela Ponginibbi – e spesso capita di dover andare a ‘pescare’ da fuori provincia i professionisti. La richiesta di lavoro a Piacenza c’è, ma i talenti spesso preferiscono andare a lavorare altrove”. Perché accade? “Per diventare attrattivi dobbiamo avere una crescita economica tale da poter offrire adeguate opportunità e sbocchi lavorativi a questi talenti per non farli sentire obbligati ad andare via”. In conclusione, secondo il presidente di Confapi Industria Piacenza, il Pug deve essere “uno strumento da affrontare in maniera pragmatica, senza ideologie bensì con strategie e possibilità professionali per i giovani”.

Le principali compagnie di navigazione stanno interrompendo le spedizioni attraverso il Canale di Suez in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi, lì dove transita il 40% delle merci venete destinate all’Asia. Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha calcolato quali saranno le ripercussioni. Il presidente Carlo Valerio: «Il reshoring consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, portando nuovo sviluppo e assunzioni».

Le principali compagnie di navigazione globali stanno continuando a interrompere le spedizioni attraverso il Mar Rosso in risposta agli attacchi dei ribelli Houthi lungo la fondamentale rotta commerciale internazionale. La situazione costringe le navi portacontainer a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa, imponendo migliaia di chilometri aggiuntivi ai percorsi.

Premettendo che Suez vede transitare le grandi navi mercantili al ritmo di circa 50 al giorno, il che si traduce nel 12% delle merci mondiali in viaggio e del 30% del traffico container, per capire l’impatto che lo stop imposto dalle grandi sorelle della navigazione potrebbe avere occorre ricordare cosa comportarono il blocco del Canale del 2021 e la pandemia nel 2020. Si tratta di un passaggio chiave per le navi provenienti dall’Asia attraverso lo stretto di Bab-el-Mandeb largo 30 km. Circa la metà delle merci trasportate attraverso il canale è composta da merci containerizzate. Questa rotta è anche essenziale per le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico all’Europa e al Nord America.

Le petroliere che trasportano diesel e carburante per aeromobili dal Medio Oriente e dall’Asia subiscono deviazioni, ed è probabile che anche le spedizioni di container contenenti beni di consumo, materie prime, abbigliamento e cibo subiscano ritardi. La situazione potrebbe avere un impatto significativo sulla catena di approvvigionamento globale e sollevare sfide logistiche e finanziarie per le aziende coinvolte nelle spedizioni internazionali. Secondo le stime della banca olandese ING, la deviazione delle spedizioni attorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 3.000-3.500 miglia nautiche (6.000 km) ai viaggi tra Europa e Asia, prolungando di circa 10 giorni la durata complessiva. L’effetto a catena previsto sui tempi di consegna nei porti del Regno Unito e nei principali hub europei come Rotterdam, Anversa e Amburgo potrebbe essere significativo a causa dei tempi di spedizione prolungati.

Conseguenze che si ripercuoteranno a breve anche sull’economia delle piccole e medie imprese del territorio, come attestano le stime di Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Attraverso il canale di Suez, infatti, transita il 40% del commercio estero padovano per l’Asia: su 12,980 miliardi di esportazioni padovane, 1,27 miliardi riguarda il mercato asiatico, dato da cui si può stimare che circa 410 milioni di prodotti “padovani” passino attraverso il canale di Suez. E si può stimare in circa 800 milioni l’import di prodotti che ora rischiano lo stop. Il blocco pone seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili alle imprese, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal PNRR, dato che i comparti più esposti sono i macchinari, elettronica, mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, tessile e farmaceutica. Una situazione simile a quella che si ritrova allargando la prospettiva al Veneto. Con la crisi di Suez e i venti di guerra nel Mar Rosso sono a rischio 15,2 miliardi di import-export per le imprese della regione. Secondo Unioncamere, l’impatto maggiore è sul flusso delle importazioni: nel 2022 il Veneto ha infatti importato merci per 11,8 miliardi da Asia Orientale, Cina e India, l'81% delle quali si stima transitino per la via più breve attraverso il Canale di Suez, per un valore di 9,5 miliardi di euro di approvvigionamenti esposti alle attuali criticità logistiche: macchinari industriali e suoi componenti, calzature, altre apparecchiature elettriche. Le esportazioni dal Veneto che passano da Suez valgono invece 5,7 miliardi - macchinari, concia e pelli, occhialeria -, merci dirette verso Asia Orientale e India. Si tratta di poco meno il 7% dell’export regionale.

«Questa interruzione sta provocando un aumento dei costi di spedizione dall’Asia all’Europa, alimentando il timore di una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi», commenta il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Il reindirizzamento delle navi comporterà costi aggiuntivi notevoli, stimati fino a un milione di dollari in carburante extra per ogni viaggio di andata e ritorno tra Asia ed Europa. Allo stesso tempo, si prevede un aumento dei costi assicurativi, contribuendo al rincaro complessivo delle spedizioni. E va considerato l’impatto sul piano dei ritardi nelle consegne. A giocare un ruolo importante nell’assorbire il contraccolpo di questa ennesima crisi del trasporto marittimo, dopo le lezioni impartite dalla pandemia, sarà infatti la capacità di stoccare scorte a terra, giocando su quel surplus di produzione e sulle parziali rilocalizzazioni produttive avvenute negli ultimi anni. Per farlo serve però spazio e in Italia non brilliamo per lungimiranza negli investimenti e adeguamenti infrastrutturali significativi. Così il rischio che, ancor più che nel passato, gli hub di Le Havre, Rotterdam, Amburgo, insomma, i porti del Nord Europa, si avvantaggino per via delle monumentali opere di ampliamento eseguite nel corso degli anni è quasi scontato».

«Ma a questo tema non possiamo non legare un ulteriore spunto di riflessione», aggiunge il presidente Valerio, «legato alla necessità - peraltro già da noi segnalata da oltre una decina d’anni… - di prevedere progetti di rientro o riattivazione di attività “delocalizzate”. La questione, che ci sta molto a cuore, oggi è indicata attraverso il termine reshoring: da un lato consentirebbe di attutire l’impatto di crisi internazionali di questa portata, dall’altro parliamo di capitali che tornerebbero a dar linfa all’economia del territorio, portando nuovo sviluppo e assunzioni. Ecco perché occorre fare il possibile per incentivarlo, creando le condizioni per riuscirci e rendendo Padova attrattiva da questo punto di vista».

Sul tema, il presidente può riportare l’esperienza diretta della sua azienda, la JVP, che produce pavimenti tecnici sopraelevati. «Stiamo consegnando proprio da inizio anno un grosso cantiere in Australia, circa 15 containers da 20 piedi al mese, fino a giugno 2024. I tempi di transito crescono a dismisura a causa dell’obbligato periplo di Buona Speranza, con immaginabili drammatici extra costi. Il trasporto lo paga il cliente, ma il rischio commerciale resta enorme».

 

Nella foto il presidente Carlo Valerio

 

Entra nel vivo il 75esimo anniversario di fondazione di Confapi Lecco Sondrio. E’ un anno importante che l’associazione delle piccole e medie imprese ha deciso di celebrare con un progetto che ha coinvolto, fin dallo scorso autunno, le scuole del nostro territorio.

“La piccola impresa che vorrei” è il concorso di idee dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado, CPS e CPIA in cui ogni classe partecipante, o gruppo di studenti, deve presentare un progetto di impresa che vorrebbe realizzare e la sua fattibilità. Sono 22 le classi partecipanti, per quasi un totale di 450 studenti, affiancate ognuna da un’imprenditrice o imprenditore associate a Confapi Lecco Sondrio.

La prima fase del concorso si è tenuta a novembre e dicembre 2023 in cui gli imprenditori si sono presentati alle loro classi, raccontato la loro storia professionale e stimolando gli studenti sull’idea che vorrebbero realizzare. Ora è in corso, invece, la seconda fase in cui le classi visitano le aziende.

Entro il 31 gennaio 2024 le classi partecipanti devono comunicare a Confapi Lecco Sondrio il titolo del loro progetto, entro il 31 marzo 2024, invece, la consegna del materiale (video o presentazione).

A inizio aprile la giuria visionerà tutti i progetti presentati e decreterà i vincitori del concorso che verranno annunciati il 18 aprile 2024 all’evento finale de “La piccola impresa che vorrei” che si terrà al Cenacolo Francescano di Lecco.
Ospite della giornata Alex Bellini, esploratore e motivatore, che parlerà ai ragazzi della sua idea di impresa.

“E’ un progetto in cui abbiamo creduto tantissimo fin dal principio e a cui stiamo lavorando dalla scorsa estate – commenta Marco Piazza direttore di Confapi Lecco Sondrio -, è la prima edizione e non ci aspettavamo già una partecipazione così numerosa. La nostra associazione fa parte di un territorio e interagisce ogni giorno con tutti i soggetti che ne fanno parte, per il nostro 75esimo compleanno abbiamo voluto organizzare un’iniziativa utile e che metta in relazione il nostro mondo con quello della scuola. Soprattutto dialogare con i ragazzi e capire il loro mondo, i loro sogni e le loro idee di futuro. Siamo molto curiosi di vedere i progetti”.

 

Queste le classi che hanno aderito a “La piccola impresa che vorrei”:
Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco (3 e 4 AMF), CPIA Fabrizio De Andrè (Lecco, Oggiono, Cernusco Lombardone), IIS Greppi Monticello Brianza (4LES), IIS Bertacchi Lecco (3A LSU, 3B LSU, 3C LSU), Fondazione Mons. Giulio Parmigiani – Aldo Moro Valmadrera (3 e 4 Sala Bar, 3 e 4 Opa), Collegio Volta Lecco (2A e 2B secondaria di primo grado), I.S. Parini Lecco (3A e 3B), IIS Badoni Lecco (3A e 3C), ICA Stoppani Lecco (3B secondaria di primo grado), IC La Valletta Brianza (2A, 3A, 3B secondarie di primo grado).

 

Questi, invece, gli imprenditori coinvolti: Luigi Pescosolido (Rapitech), Alessandro Leidi (Vincit), Lucia Gianola (Trafilerie Malavedo), Guido Baggioli (Mab), Angelo Ferrario (Viti), Andrea Ottolina (Molino Anselmo Colombo), Paolo Bertoni (Trimat), Angelo Cortesi (Co.El), Giordano Bonomi e Riccardo Losa (Aludesign), Donatella Arlati (Gicar), Paolo Frizzi (Libraesva), Claudio Pigazzini (Sepam), Laura Silipigni (Tag), Raffaella Brioni (Domestik), Dino Gariboldi (Torneria Automatica Alfredo Colombo), Romana Appiani (Omf), Mauro Invernizzi e Anna Fumagalli (Imsa), Andrea Beri (Ita), Andrea Magni (VML), Andrea Ruggero (OneAM), Marco Magni (Monteco), Matteo Ratti (Stf).

La società è nata dalla fusione di due imprese di punta del Nordest

Quando il management di RP Company Spa e Several Spa si è incontrato ha subito compreso di condividere gli stessi ideali e, soprattutto, la stessa visione di come il mercato e gli scenari economici si stessero rapidamente evolvendo. È nata così RP Several Spa, una nuova realtà del brokeraggio assicurativo che fin da subito ha deciso di associarsi a Confapi FVG.

Il senso dell’operazione è volto a rendere sinergiche due realtà territoriali con peculiarità ben definite: mentre RP Company ha sempre operato nell’ambito delle Imprese private, Several nel corso degli anni ha accumulato una importante expertise soprattutto verso gli enti pubblici.

Ora, l’obiettivo comune è dar vita ad un player che oltre al piazzamento delle polizze abbia la capacità di sviluppare quell’attività consulenziale che costituisce il vero valore aggiunto dell’attività di intermediazione in grado di realizzare coperture personalizzate e in particolare generare consapevolezza nei clienti dei rischi verso i quali risulta esposto e delle possibili soluzioni per contenerli.

 “Se un tempo era forse più semplice operare in questo settore, anche perché le realtà e le dinamiche aziendali erano meno complesse di adesso” - ha dichiarato Gianpaolo Zanotel, Presidente di RP Several Spa – “ora i rischi derivati dall’attività di Impresa sono complessi e tra loro sempre più interconnessi, per cui diventa fondamentale un’analisi preventiva e d’insieme che permetta di mappare la situazione, condizione necessaria per elaborare un piano di gestione rischi adeguato e condiviso in cui la copertura assicurativa è componente importante ma non l’unica ai fini di una security adeguata.

Come purtroppo è noto, gli eventi atmosferici avversi della scorsa estate hanno generato criticità sia a privati che ad aziende, spesso evidenziando l’importanza di una preventiva attività di assessment propedeutica alla miglior copertura possibile (basti pensare agli effetti dell’inflazione che in non pochi casi ha generato effetti di sottoassicurazione e conseguenti insufficienti indennizzi).

E’ indubbio, che il tema della security ha assunto negli ultimi anni una rilevanza strategica.

La valutazione del rischio è alla base di qualsiasi processo decisionale e di business dove il Management è chiamato a un approccio strutturato e sistematico mediante il quale i rischi di Security vanno efficacemente identificati, valutati, gestiti, monitorati, rappresentati e, ove possibile, tradotti in opportunità e vantaggio competitivo.

Per le aziende, grandi o piccole che siano, si traduce nell’alternativa tra rischio od opportunità da cui la necessità di tracciare un percorso strutturato verso un obiettivo costituito dalle 2 facce di una stessa medaglia: SICUREZZA e VALORE AZIENDALE.

Il successo dell’azienda impone di confrontarsi ogni giorno con tematiche complesse a volte al di fuori degli schemi tradizionali ed in scenari governati da variabili spesso imprevedibili. Ci riferiamo a cambiamenti geopolitici, finanziari, Industria 4.0, 5G e digitalizzazione, internazionalizzazione e naturalmente sicurezza informatica.

Per muoversi fra questi scenari e addirittura sfruttare le opportunità che ne potrebbero derivare si impongono scelte imprenditoriali impegnative e gestirne i rischi insiti obbliga ad un approccio anch’esso al di fuori dei tradizionali schemi dove la sensibilità verso il brand, il rating, le certificazioni di qualità/sostenibilità, le risorse umane e il concetto di continuità aziendale diventano elementi e condizioni determinanti per la profittabilità del business e il valore dell’azienda.

In gioco c’è sempre la continuità aziendale oltre naturalmente la sicurezza e il benessere di Tutti coloro che a vario titolo ne fanno parte: Dipendenti, Proprietà, Clienti, Fornitori, Autorità, Finanziatori e Consumatori.

Nel quotidiano il ruolo del broker, almeno per come ha deciso di interpretarlo RP Several, consiste anche nell’agevolare questi processi favorendo il diffondersi di cultura e consapevolezza e facendo sistema con le associazioni datoriali del territorio, dove Confapi FVG ha un ruolo importante, organizzando eventi e incontri di approfondimento e/o aggiornamento.  Un esempio che crediamo sia un tema meritevole di approfondimento, l’obbligo per le Imprese di stipula entro il 31.12.2024 della copertura assicurativa per gli eventi catastrofali prevista dalla Legge n. 213 del 30 dicembre 2023.

Rp Several Spa è un gruppo costituito da circa 80 professionisti, con uffici dislocati a Trieste, Udine, Pordenone, Mirano e Vicenza. Opera con una struttura snella e organizzata, occupandosi di risk assessment, progettazione e gestione di programmi assicurativi nazionali e internazionali, cybersecurity, supporto legale sulla contrattualistica di settore, gestione sinistri attivi e passivi.

Confapi Matera esprime preoccupazione per i rischi derivanti dal blocco del canale di Suez e del Mar Rosso. Infatti, a causa degli attacchi dei ribelli Houthi alle navi, le principali compagnie di navigazione hanno interrotto le spedizioni attraverso il Canale di Suez, dove transitano la maggior parte delle merci lucane dirette ai mercati asiatici.

“I settori più colpiti sono il mobile imbottito, l’agroalimentare e la meccanica” – commenta il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo. “Se prima della crisi spedire un container di divani costava quasi 2.900 euro, oggi costa circa 6.000 perché le navi devono circumnavigare l’Africa per recarsi in Asia e in Oceania. Infatti, l’interruzione delle spedizioni lungo la fondamentale rotta commerciale internazionale costringe le navi portacontainer a deviare intorno al Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa, imponendo migliaia di chilometri aggiuntivi ai percorsi e viaggi più lunghi di 20 giorni. Ciò ha evidenti ripercussioni in termini di costi aggiuntivi e ritardi nelle consegne”.

Attraverso il Canale di Suez transitano circa 50 grandi navi mercantili al giorno, cioè il 12% delle merci mondiali in viaggio e il 30% del traffico container. Ciò danneggia anche le importazioni, quindi la catena di approvvigionamento per le aziende. Secondo le stime della banca olandese ING, la deviazione delle spedizioni attorno al Capo di Buona Speranza aggiunge circa 3.000-3.500 miglia nautiche (6.000 km) ai viaggi tra Europa e Asia, prolungando di circa 10 giorni la durata complessiva.  

Le conseguenze si ripercuotono anche sull’economia delle piccole e medie imprese del territorio. Il blocco pone seriamente a rischio gli approvvigionamenti di materie prime e di materiali utili alle imprese, ma anche per la realizzazione delle opere previste dal PNRR.  

«Questa interruzione sta provocando un aumento dei costi di spedizione dall’Asia all’Europa, alimentando il timore di una nuova ondata inflazionistica nei prossimi mesi», prosegue il presidente De Salvo. «All’aumento dei costi di spedizione si aggiunge quello dei costi assicurativi. E va considerato anche l’impatto sul piano dei ritardi nelle consegne”. 

“Per il comparto del mobile imbottito – che vive grazie all’internazionalizzazione – si tratta di un’ulteriore tegola che si aggiunge alla contrazione degli ordini di questi mesi”.

“Eventi del genere, che provocano squilibri nella catena di approvvigionamento, impongono all’Europa di pianificare una strategia che porti all'autonomia delle materie prime per la catena produttiva”.

Da qui a 5 anni, Cosenza potrebbe avere il suo mega Palacongressi, grazie al quale si stima un indotto di oltre 200 milioni di euro con circa 1 milione di utenti. È l’idea di Confapi Calabria per rilanciare l’area dello scalo di Vaglio Lise dove si era fatta l’ipotesi di edificare un nuovo Hub sanitario. 

“Gli investimenti per la competitività – afferma Francesco Napoli, Vicepresidente Confapi e Presidente di Confapi Calabria – non possono attendere. Il nostro obiettivo, come Confederazione della piccola e media industria privata, è quello di creare una realtà virtuosa e di promuovere un nuovo modo di pensare e governare lo sviluppo del territorio”. “Per quanto ci riguarda, la collocazione migliore dell’ospedale è Arcavacata – aggiunge -, una scelta che va in direzione della svolta sanitaria con la nascita del Policlinico universitario. In quell’area vediamo, invece, un Palacongressi. Abbiamo già affidato a un professionista il progetto del centro fieristico. nella prossima settimana avremo la bozza”.
Il Presidente Napoli non ha dubbi: “A quaranta minuti c’è l’aeroporto di Lamezia, a 3 km lo svincolo dell’A2. E, poi, il turismo congressuale, per sua definizione, dà origine a un vero e proprio business, a un consistente giro d’affari che coinvolge più filiere produttive di un determinato territorio. È senza dubbio un modo nuovo di vedere e vivere il turismo che attiene alle forme più moderne del lavoro contemporaneo. La meeting industry, dopo lo stop causato dalla pandemia - spiega - , ha ripreso la sua corsa e nel 2023 ha recuperato il gap rispetto al 2019 superando il numero di eventi del periodo prepandemico. Ma i dati parlano chiaro: la maggior parte dei congressi e degli eventi si svolge al Centro Nord che può contare su strutture, location e infrastrutture in grado di ospitare attività congressuali”. Infine Napoli proprio sull’opportunità della città unica Cosenza Rende, sottolinea: “Nell’ambito di un progetto di fusione così importante, si inserisce la realizzazione, nell’area urbana di Vaglio lise, che ha una superficie utilizzabile di oltre 20000 mq, di un centro fieristico e di uno spazio congressuale che potrebbe diventare il punto di riferimento per la convegnistica di tutto il Sud Italia”.  

Il Presidente di Confapi Industria Ancona Mauro Barchiesi, e il Presidente di Confapi Marche Giorgio Giorgetti, con il Direttore di Confapi Industria Ancona Michele Montecchiani hanno incontrato il Prefetto di Ancona Saverio Ordine: al centro dell’incontro un focus su sicurezza e legalità per approfondire gli impegni dell’Associazione, punto di riferimento per le PMI del territorio, per promuovere le piccole e medie imprese dell’ecosistema imprenditoriale marchigiano, di cui oltre 400 sono associate a Confapi Marche. Il meeting che si è svolto il 16 gennaio 2024 presso la Prefettura di Ancona, si inserisce nell’ambito della collaborazione che caratterizza i rapporti di Confapi con gli organi territoriali del Ministero dell’Interno, e che si è recentemente concretizzata nella sottoscrizione del “Protocollo di Legalità”, volto a estendere su base volontaria, il sistema delle verifiche antimafia al settore dei rapporti economici tra privati.

“L’Associazione, oltre a promuovere una cultura della legalità, si è dotata di uno strumento tecnico per prevenire le infiltrazioni mafiose, attenzionando così la filiera di cui le aziende virtuose devono essere protagoniste”, ha spiegato il Presidente di Confapi Marche Giorgio Giorgetti.

“Per sostenere in modo efficace le PMI del nostro territorio dobbiamo tenere conto dei cambiamenti in atto che interessano gli scenari di mercato” ha aggiunto Mauro Barchiesi, Presidente di Confapi Ancona che poi ha evidenziato che “l’obiettivo è quello di continuare a produrre iniziative e studiare opportunità di sviluppo che consentano di intercettare trend ed evoluzioni in atto, in massima collaborazione con l’azione propulsiva e di indirizzo della Prefettura”.

Ulteriore tema affrontato nel corso dell’incontro è stato quello relativo alla sicurezza per le piccole e medie imprese che operano nella regione. Ulteriore tema affrontato nel corso dell'incontro è stato quello relativo alla sicurezza per le piccole e medie imprese che operano nella regione. "E' un argomento di fondamentale importanza - ha sottolineato Montecchiani -: nella nostra associazione è sempre massima l'allerta anche nei confronti di segnalazioni, così come alta è l'attenzione che deve essere riservata al tema da parte di imprenditori e stakeholder del territorio".

“La Confapi rappresenta 116 mila piccole e medie industrie che negli ultimi anni si sono trovate ad affrontare sfide senza precedenti” – commenta Mario Di Giorgio, Presidente API Novara VCO e Vercelli.  “Lo scenario è ancora molto incerto a causa dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente” – prosegue Di Giorgio.  

“La carenza di manodopera resta uno dei maggiori problemi per le nostre imprese, condivido la provocazione lanciata dal nostro Presidente CONFAPI Dr. Cristian Camisa: servizio civile in azienda per i ragazzi che non proseguono il percorso di studi e non cercano lavoro” – conclude Di Giorgio. 

Il Presidente CONFAPI Cristian Camisa racconta lo scenario attuale.

«Nel 2023 abbiamo avuto un primo semestre positivo e poi c’è stato un rallentamento. Ci attendiamo un primo quadrimestre del 2024 ancora incerto e debole. Auspichiamo che con il nuovo annuo si attenui la stretta della politica monetaria per permettere alle aziende di tornare a investire e crescere».

 «La priorità rimane la carenza di manodopera. Crediamo che questa problematica dovrebbe essere al centro dell’azione di governo perché sta diventando una vera e propria emergenza. Ogni 100 offerte di lavoro ne riusciamo a coprire solo 48. Credo si debba agire su due binari: fare in modo che le aziende abbiano la possibilità di formare i giovani e spingere sul digitale. La formazione è l’aspetto fondamentale, su questo vorrei lanciare una provocazione…».

«Si potrebbe pensare a una sorta di servizio civile di tre o sei mesi per i ragazzi che non proseguono il percorso di studi e non cercano lavoro, i cosiddetti Neet, pagato in parte dallo Stato e in parte dalle aziende stesse. Questo ci consentirebbe di ridurre la disoccupazione giovanile e darebbe alle aziende la possibilità di formare nuova manodopera qualificata. I giovani oggi vedono la piccola e media industria come un settore molto attrattivo. Per non sprecare questa opportunità dobbiamo saper innovare».

«Per quanto riguarda il Pnrr, le modifiche che il governo ha ottenuto, soprattutto l’integrazione del piano Transizione 5.0 all’interno del capitolo sul Repower Eu, vanno nella direzione che avevamo auspicato. Il Piano di ripresa e resilienza, così come era stato concepito all’origine, non era fatto per la piccola e media impresa. Ci auguriamo che venga potenziato lo strumento del credito di imposta, un modello semplice e intuitivo, già conosciuto dai nostri imprenditori».

«In tema di Superbonus, una proroga di due o tre mesi è necessaria. L’urgenza è evitare il fallimento delle aziende e il proliferare di contenziosi. Delle 14 mila imprese edili associate a Confapi il 30% sono in gravi difficoltà per lo stop del Superbonus, parliamo di circa 4.000 imprese».

«A inizio dicembre si è riunito il tavolo sull’automotive istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy d’intesa con Stellantis; chiediamo garanzie per l’indotto. Sono necessari progetti chiari e concreti che impediscano quello che di fatto sta già avvenendo: le imprese dell’indotto da un giorno all’altro si vedono ridurre o cancellare commesse da cui dipende la loro stessa sopravvivenza. Parliamo di imprese che finora hanno fornito componentistica a tutta Europa e in questi anni hanno saputo andare avanti nonostante gli shock, salvando il sistema Paese dalla crisi».

 «Un’altra partita complessa è quella dell’ex Ilva. Mittal ha dimostrato che non ha alcuna intenzione di investire, come Paese non possiamo permetterci di perdere il polo dell’acciaio, questo comparto è un elemento di competitività importante per il Paese. Per il futuro di Acciaierie d’Italia sarebbe auspicabile che Invitalia passasse in maggioranza in modo da poter avviare un piano industriale serio. Ritengo che sarebbe utile anche aprire a partner extra Ue che possano essere interessati a investire in Italia».

«Concludo ricordando che come CONFAPI siamo rientrati a pieno titolo nel Cese e nel Cnel proprio con l’obiettivo di portare la voce delle nostre imprenditrici e imprenditori presso questi due importanti organismi in Italia e in Europa. Risultati importanti che aprono scenari rilevanti su più fronti. Inoltre Confapi è entrata per la prima volta nella Cabina di regia ristretta per l’internazionalizzazione. L’80% delle imprese associate sono già presenti – in diverse modalità – sui mercati esteri. Stiamo sviluppando sempre più il sostegno offerto alle nostre industrie già all’estero e stiamo aiutando in modo più continuo quelle che devono ancora avviare un percorso di crescita internazionale».

Pierluigi Cordua è stato eletto nuovo Presidente di Confapi Lombardia dall’Assemblea regionale composta dai rappresentanti delle territoriali di Bergamo, Brescia, Lecco-Sondrio, Milano e Varese, per il triennio 2024/2026. Succede a Luigi Sabadini divenuto, lo scorso dicembre, membro della Giunta nazionale di Confapi e, ad aprile, Presidente di Unionmeccanica Confapi. Cordua è Presidente di Confapi Brescia con il suo secondo mandato avviato lo scorso 29 settembre e membro della Giunta del Presidente nazionale di Confapi Cristian Camisa.  

Amministratore delegato dell’azienda ISVE Spa, con sede Poncarale (BS), specializzata nella realizzazione di impianti per il riciclaggio di prodotti non ferrosi e per il trattamento del legno, ha 53 anni ed è sposato con tre figlie.  Cordua giunge a questa importante nomina al culmine di una lunga e attiva vita associativa. Ha, infatti, ricoperto il ruolo di consigliere degli ultimi due presidenti di Confapi Brescia, del Gruppo Giovani Imprenditori della territoriale bresciana, di Confapi Servizi ed Unionmeccanica Confapi nazionale. 

“Si apre per me un nuovo capitolo nell’attività di rappresentanza di Confapi che aggiunge, oltre al lavoro su Brescia, anche l’interlocuzione a livello regionale – afferma il Presidente Pierluigi Cordua - Proprio il dialogo con Regione Lombardia rappresenterà un fattore decisivo per il trasferimento costruttivo e propositivo di contenuti e istanze delle nostre imprese. Ringrazio sinceramente il Presidente uscente Sabadini, al quale mi legano stima ed amicizia: nel solco del suo lavoro traccerò le traiettorie del mio mandato. A lui, inoltre, i migliori auguri per il prestigioso impegno nazionale alla guida di Unionmeccanica Confapi. Sono numerose le criticità che contraddistinguono questo 2024, ma credo che lo siano anche le opportunità. La nostra mission sarà, ovviamente, di proseguire nel nostro impegno volto alla formazione e informazione delle imprese associate. In questo senso riteniamo sia determinante il nostro impegno per trasferire ogni occasione di sostegno e crescita a disposizione, a partire da quelle messe in campo proprio dal Pirellone. Alcune scadenze fondamentali per il nostro sistema produttivo sono molto vicine – tra le altre lo stop ai motori endotermici nel 2035, i processi di transizione energetica, ambientale, digitale e di integrazione di intelligenza artificiale -, pertanto la nostra azione di supporto si conferma determinante. Inoltre, lo scenario geopolitico attuale, contraddistinto da una crescente instabilità, inoltre, centralizza ulteriormente il valore dell’associazione ed il suo ruolo di reale partner dell’imprenditore e delle aziende”. 

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